Collezionisti di pulci

Da che mondo è mondo, l’uomo ha sempre dedicato tempo e denaro a collezionare i più strani ed insoliti oggetti. Non potevano mancare i collezionisti di pulci, il cui capostipite si può indicare in Karl Rothshild, uno dei banchieri della famosa dinastia, suicidatosi nel 1929. Si può dire che, per Karl Rothschild, la fama di collezionista di pulci superava quella di finanziere londinese. Alla sua morte la collezione, frutto di anni di ricerche in tutto il mondo è stata donata, per lascito testamentario, al Museo di Scienze Naturali di Londra. Fin da giovane, il banchiere mostrò predilezione per le scienze naturali, il che lo portò a conoscere il celebre naturalista Albert Johnson, che si lagnava del come la scienza avesse una scarsa conoscenza della famiglia delle pulci, della vita di questi parassiti e delle loro varie specie. Il giovane plutocrate si lasciò sedurre dallo scienziato, dedicando tempo e denaro a tale settore. La raccolta, condotta con tenacia, pazienza e metodi serissimi, iniziò senza grandi difficoltà. Vennero raccolte e catalogate le pulci degli abitanti d’Europa e degli animali domestici più conosciuti. Le difficoltà cominciarono a presentarsi quando si trattò di andare a caccia delle pulci del leone, del condor, dello scimpanzè, di ogni bestia selvaggia, insomma. Non dobbiamo dimenticare ch’eravamo nel 1800, e vaste zone del globo non erano raggiungibili con facilità. Ormai preso dalla passione, Rothschild, convinse il suo amico Clement, tenente di marina, a guidare una spedizione nel centro Africa. Nel 1903, un gruppo di provetti cacciatori, profumatamente pagati, partì da Londra per quelle regioni. Nel castello di Tring, in Cornovaglia, dove il banchiere raccolse il suo tesoro, c’è anche l’incartamento che narra le vicende della faticosa spedizione, non priva di pericoli. Johnson aveva dato ai cacciatori, una lista delle pulci ch’essi avrebbero dovuto catturare ed i mezzi scientifici d’osservazione e di conservazione dei preziosissimi parassiti. Il primo animale ucciso dai cacciatori della spedizione fu un bufalo cafro, che venne lasciato sul terreno, nell’attesa di trasportarlo, alla sera, all’accampamento. Quando però visitarono l’animale, tutte le pulci l’avevano già abbandonato. Quest’osservazione fu il primo risultato scientifico della spedizione, giacché stabiliva che le pulci abbandonano il corpo del loro ospite, appena il sangue perde la sua temperatura normale. Clement, allora, fece cucire dei sacchi impermeabili, nei quali venivano cacciati gli animali appena uccisi. Riuscì così a catalogare e fotografare le pulci dei vari esemplari della fauna africana. Tutto questo costò, però, oltre ad una cifra enorme, la vita di uno dei cacciatori, ferito gravemente da una fiera, mentre altri due contrassero la malaria. Dopo due anni, la spedizione ritornò a Londra. I risultati ottenuti avevano superato ogni previsione, e Johnson e Rothschild lavorarono quasi un anno, per catalogare il frutto della raccolta. In seguito vennero organizzate altre spedizioni, in tutte le parti del mondo, alla ricerca delle pulci del condor, del bufalo, del cane della prateria. L’esemplare più raro restava quello della volpe polare. Una spedizione speciale soggiornò quasi due anni nelle regioni nordiche, senza poter dare a Londra notizia di aver raggiunto lo scopo. Alla fine Rothschild mise una taglia di cinquecento sterline per chi gli avesse inviato, intatte, tre esemplari di pulce della volpe polare. Si trattava di una vera ricchezza ed, alla fine, le tre costosissime pulci, furono inviate, non dalla sua spedizione, ma da un cacciatore islandese.





