I pirati della... Somalia



Esistevano, immortalati da Emilio Salgari cento anni fa, i pirati della Malesia, dei quali ho parlato sovente. I recenti avvenimenti nel Mar Rosso e dintorni, davanti alla costa somala, mi costringono a modificare il titolo dell’articolo di questa settimana, per parlare dei Pirati della… Somalia. Dovrebbero cambiare il finale del loro libro, anche gli autori de “Gli avventurieri dell’Oceano”, interessante volume uscito 50 anni fa sulla pirateria, e dal quale ho attinto diverse notizie e spunti per i miei articoli usciti nelle ultime settimane. Il volume chiudeva infatti con: “La civiltà moderna, con i nuovi e più rapidi mezzi di navigazione escogitati dall’uomo, non lascia più posto per l’illegalità sugli oceani.” Come avete avuto modo di leggere e vedere in TV, anche i pirati si sono aggiornati, ed usano veloci barchini ed armi automatiche, fornite chissà da chi. Per quello che è dato sapere, pensano soltanto a ricchi riscatti in denaro, risparmiando le vite degli equipaggi. Speriamo bene. Ricordo che, negli anni ’30 (1930), venne pubblicata sulle pagine del settimanale Topolino, una storia di caccia grossa in Africa. Principali eroi della storia la solita coppia di ragazzi avventurosi, sulla falsariga di Cino e Franco. Di produzione italiana, per i disegni del magnifico Albertarelli, uno dei maggiori disegnatori italiani, si chiamavano Gianni e Piero, ed il titolo del primo episodio era ”I predatori del Guardafui “. Preciso che il Guardafui è una zona della costa somala, battuta anche in quel periodo da predoni del mare. Come vedete , in un secolo non è cambiato molto, se non il fatto che gli avvenimenti volano sulle onde dell’etere, in tempo reale. Anche allora furono fatti tentativi per debellare il brigantaggio, ma senza effetti apprezzabili. Da che mondo è mondo, in tutte le epoche e luoghi, briganti, pirati, corsari, bucanieri, contrabbandieri hanno fatto del furto e della rapina la loro ragione di vita. Al tempo degli antichi romani, anche Giulio Cesare venne fatto prigioniero dai pirati, e liberato dopo il pagamento di un sostanzioso riscatto. La storia ufficiale ci dice che, poi, il grande condottiero debellò la piaga della pirateria, ma ci credo poco. Dal 1600 il contrabbando per mare fu molto attivo in Inghilterra. I contrabbandieri inglesi del Suffolk, del Devon, e della Cornovaglia formavano, fino a cento anni fa, confraternite molto importanti, rette da regole rigidissime e ordinate gerarchicamente. Lungo le coste frastagliate del Nord venivano anche organizzati del tranelli per i naviganti nuovi del posto, accendendo falò di segnalazione situati nei luoghi sbagliati. Le navi si schiantavano così sugli scogli e gli abitanti del luogo recuperavano la merce caduta in mare, eliminando magari i supersiti degli equipaggi, per non avere testimoni. Le leggi inglesi erano molto severe contro i contrabbandieri. Per chi veniva sorpreso con merce illegale, per la prima volta era previsto il carcere, ma i recidivi finivano, sovente, sulla forca. La tradizione popolare inglese ci parla di MARGARET CATCHPOLE, irrequieta ragazza di Ipswich (Suffolk), ladra di cavalli ed amante di un contrabbandiere. Sorpresi dalla polizia sulla spiaggia, l’uomo venne ucciso. Margaret difese il cadavere sparando fino all’ultimo colpo della sua pistola. Arrestata, essendo recidiva, venne deportata in Australia, dove morì qualche anno dopo.