Non solo euro

Ormai ci stiamo abituando a parlare di Euro, anche se, mentalmente, trasformiamo subito la cifra in lire. Come si sa, in altre epoche e zone geografiche, c’erano, e ci sono, altre monete. I numismatici collezionano monete e banconote “normali”, ma c’è chi, avendo pazienza e disponibilità finanziarie, colleziona non solo quelle, ma anche materiali ed oggetti che ne fanno la funzione. Mezzo secolo fa, nel 1929, la Banca Nazionale Americana acquistò una collezione forse unica al mondo nel suo genere. Nell’hall della sede centrale della Banca, a New York, è tuttora esposta questa raccolta che è composta di oltre quarantamila pezzi, recuperati e catalogati nel corso di quaranta anni dal numismatico Farran Cesbè. Il suo valore, all’inizio del 1900, era stimato in oltre cinquanta milioni di dollari oro; la Banca ha sborsato, nel 1929, cinque volte tanto. Lascio a qualche volonteroso matematico, calcolare, in base alla svalutazione corrente, quanto possa valere oggi. Oltre a monete e banconote, Farran ha fatto collezione di tutto quello che è servito, in ogni parte del mondo, agli scambi commerciali ed al regolamento d’acquisti. Così, assieme alle piccole tavolette d’argilla, che 5000 anni avanti Cristo servivano agli Assiri come cambiali, alle prime banconote di carta, stampate in Cina nel 1300, ed agli ami da pesca usati come moneta corrente dagli indigeni del Canadà, ci sono piccole tavolette di tek degli antichi siberiani, croci di ferro grezzo delle tribù africane dei Baluba, fasci di foglie di tabacco che circolavano nelle Filippine, cerchi di penne compresse in uso come moneta a Santa Cruz (Polinesia), pesanti cerchi di pietra forati dell’isola di Yap e poi cristalli di sale, conchiglie, pezzi di stoffa, pelli di lontra, tappeti, bottiglie di Whisky, e perfino scatole vuote di conserva. Ai primordi della società umana, si usava il baratto o scambio in natura, si permutavano prodotti naturali con altri, che si ritenevano di equivalente utilità e valore. Con il trascorrere dei secoli, si scelse una “merce tipo”, alla quale faceva riferimento il valore delle altre merci, per le trattazioni d’affari. Quando si conobbero i metalli e si scoprì il modo di lavorarli, la merce tipo divenne il metallo stesso, ferro, bronzo, rame, argento, oro. Secondo la tradizione dell’antica Grecia, le più antiche monete metalliche sono posteriori al VII secolo avanti Cristo, dapprima assieme al bestiame, come si verificava nelle popolazioni omeriche. Poi, per le loro qualità intrinseche, esse acquisirono un uso esclusivo, lasciando del bestiame, presso le popolazioni latine, soltanto il ricordo, conservato nella parola PECUNIA (da pecora), che indica la moneta propriamente detta. Le monete metalliche potevano consistere in dischetti, quadrelli, verghe, anelli, polvere in sacchetti. Qualunque fosse la forma ed il grado di purezza dei metalli, il valore non ne era apprezzato se non con il peso. Poi, presso gli antichi Egizi, i Caldei e gli Assiri, si decise di formare dei frammenti di metallo che fossero di peso diverso, ma prestabilito secondo una graduatoria di valore. L’adozione della moneta metallica, di forma e peso costante, viene attribuita ai Lidi, popoli dell’Asia Minore, da altri agli abitanti dell’isola di Egina. Le monete dei Lidi erano di Elettro, una miscela di oro ed argento, avevano una forma rotonda e portavano sul dritto delle striature, sul verso figure di animali; quelle di Egina erano d’argento, di forma oblunga, con la figura di una testuggine marina, e , sul verso, un quadrato. Per quanto riguarda i Romani, i numismatici sono incerti se la prima monetazione di tal fatta si debba attribuire al regno di Numa Pompilio od a quello di Servio Tullio, vale a dire da sei a sette secoli ante Cristo.





