Barbanera, uno dei più sanguinari



Capitan Kidd, del quale ho parlato la volta scorsa, viene tutt’oggi considerato crudele oltre i reali limiti della storia. In verità la sua fine suscita più compassione che orrore. Sull’efferatezza di Capitan Teach, meglio conosciuto come “Barbanera”, non esistono invece dubbi di sorta. Questo, e non lo sventurato comandante dell’Adventure Galley, sarebbe dovuto diventare il sinistro simbolo di tutti i predoni del mare! Forse nato a Bristol o forse in Giamaica, sul finire del XVII secolo, Edward Teach, alias Blackbeard (cioè Barbanera), era figlio di genitori rispettabilissimi che avevano sognato per lui ben diverso destino. Nel 1716 lo troviamo imbarcato agli ordini di un certo Benjamin Thornigold, ch’era un lestofante e tagliagole della peggior specie. L’istruzione di Teach non durò molti mesi, poiché, quando il nostro uomo capì di aver imparato abbastanza, si mise a lavorare in proprio, al comando di un ex veliero francese tolto con la forza ai legittimi proprietari. Il suo debutto come pirata fu la cattura di una formidabile nave da guerra inglese. Capitan Teach la prese a cannonate e poi guidò il suo equipaggio all’arrembaggio. Non furono fatti prigionieri! Navigò poi a bordo d’uno sloop veloce e ben armato, di proprietà d’un ricco ed originale gentiluomo inglese, certo Stede Bonnet, che aveva, diciamo così, l’hobby della pirateria, ma che non era in grado di far muovere neppure una barchetta a dieci metri dalla riva. Spietato, ma anche diffidente e di questa sua diffidenza fecero le spese sia l’equipaggio che le sue quattordici moglie. Gli bastava anche l’ombra di un sospetto d’ammutinamento per impiccare o far gettare in mare diversi marinai. Una volta ne abbandonò diciassette su d’un isola deserta, affinché morissero di fame e di stenti. Barbanera fu anche abbondantemente poligamo, non per fame d’amore, ma per eccessiva mancanza di fiducia nelle sue compagne che venivano cambiate ad ogni balzo d’umore. Teach aveva sembianze ed atteggiamenti demoniaci. Gli abiti, sporchi oltre ogni limite, erano ricoperti di armi e bandoliere, mentre il volto scompariva per intero, fatta eccezione per i due occhi selvaggi, sotto una barba nera, lunghissima ed incolta, che gli scendeva fino al petto e saliva dietro le orecchie. Di frequente ne ungeva di sego le estremità, dandovi fuoco. Altra sua caratteristica era quella d’ubriacarsi oltre ogni limite in compagnia dell’equipaggio. La sua losca attività era protetta dal governatore della Carolina, col quale spartiva “fraternamente” il frutto delle sue razzie. Non andava d’accordo, invece, col governatore della Virginia, che organizzò una spedizione per eliminarlo, dandone il comando ad un giovane e valente ufficiale, il tenente di vascello Robert Maynard. Con due veloci legni, un vascello ed uno sloop, privi di cannoni, ma con un equipaggio più numeroso di quello di Barbanera, Maynard si mise in caccia del pirata. Lo scontro avvenne nel canale di Ocracocke, nella Carolina del Nord. All’inizio Barbanera cercò di evitare lo scontro, spacciandosi per un pacifico mercante, ma quando vide che l’ufficiale americano non cadeva nella trappola, ordinò di sparare contro i due vascelli. Era ormai troppo tardi per evitare l’arrembaggio e ben presto i due avversari si trovarono uno di fronte all’altro. Maynard fu più lesto a sparare ed il pirata barcollò, colpito in pieno petto dalla pistolettata, ma ebbe la forza di scagliarsi contro il suo avversario menando terribili fendenti. Il tenente scivolò riuscendo a parare quell’infernale carosello di sciabolate, poi intervennero i suoi marinai e per Barbanera non ci fu più scampo. Colpito da un fendente al capo, si risollevò ancora sulle ginocchia, giusto in tempo per essere colpito, a bruciapelo, da un’ultima mortale pistolettata. La sua testa venne appesa ad un pennone della nave, ed esposta poi su d’un palo in una piazza di Virginia. Il suo “datore di lavoro”, il gentiluomo Stede Bonnet, lo aveva preceduto di poco, impiccato nel porto di Charleston qualche settimana prima.