L'affare Suetterlin, una tragicommedia

Se non ci fosse in mezzo anche un suicidio per amore, la storia di spionaggio della quale vi parlo, potrebbe essere la trama di una commedia. Al tempo del muro di Berlino, nel 1964, si presentò al Comando Militare americano di Berlino ovest, un certo signor Kurt Gast. Senza tanti preamboli, confessò, al funzionario che lo accolse, di essere il colonnello del KGB Jevgeni Runge. “ Ho deciso di piantare l’URSS. Sono qui in Germania da 12 anni, e, come copertura, faccio il venditore di bigliardini. In verità sono incaricato di tenere i contatti con una rete di agenti tedeschi.” Alle 17 dello stesso giorno, l’impiegata Leonore Suetterlin, 39 anni, veniva arrestata mentre usciva dal ministero degli esteri, a Bonn. Qualche ora dopo toccò a suo marito, Heinz Suetterlin, fotografo ufficiale presso il controspionaggio, mentre rientrava da un servizio fotografico a bordo di una jeep. Nello stesso tempo, all’ambasciata francese, toccava all’usciere Leopold Pieschel. Altri agenti arrestavano Martin Margraf, cameriere di una società che organizzava trattenimenti ufficiali. Immediatamente si mise in moto la “macchina minimizzatrice” dei vari governi interessati. Leonore Suetterlin non aveva accesso ad alcun segreto, suo marito non poteva curiosare più di tanto, Pieschel era solo un povero usciere privo di qualsiasi contatto con personalità importanti, Margraf, un semplice cameriere , e cosa può sentire un cameriere durante un ricevimento? Come mai, diciamo noi, il KGB avrebbe inviato all’estero un colonnello per mantenere i contatti con quattro idioti? Pieschel e Margraf sistemavano, durante i ricevimenti, microfoni sensibilissimi nei mazzi di fiori e sotto i tavoli degli ospiti. Ma la scoperta più sensazionale riguardava l’attività di Suetterlin e sua moglie. Il fotografo aveva libero accesso in quasi tutti i luoghi dove c’era qualcosa da fotografare, forte della sua posizione di fotografo ufficiale del controspionaggio. Non c’era impianto civile o militare da inaugurare, dove mancasse Suetterlin. Aveva perfino fotografato l’interno del bunker segreto del Governo Federale. Assieme a sua moglie, a spese del governo tedesco, aveva girato un film di propaganda antispionistica, l’episodio più comico di tutto l’affare: Suetterlin e consorte insegnavano ai tedeschi, per conto del controspionaggio, quello che si deve e non si deve fare, per non cadere vittime delle spie. Penso si divertissero un mondo, mentre giravano il film, mostrando, ad esempio, come si prepara un “recapito morto”. In un cimitero, chiunque, con la scusa di curare i fiori, può deporre ai piedi di una tomba prestabilita, un messaggio che qualcuno raccoglierà più tardi, fingendo di curare, anche lui, i fiori del caro defunto. Nel film, Leonore svolgeva la parte della donna tedesca, vittima inconscia delle trame ordite contro di lei. La storia si concluse tragicamente, quando Heinz Suetterlin confessò di aver sposato Leonore per ordine del KGB. Il suo agente di collegamento gli aveva raccomandato: “ Perché non sposate una ragazza che abbia una posizione così e così?” Suetterlin fermò Leonore per la strada, una sera. In pochi giorni i due si erano sposati. Quando Leonore, in carcere, seppe che suo marito l’aveva sposata per ordine di Mosca e non per amore, si suicidò. Questa, almeno, la versione ufficiale. Non è ancora noto quale sia stato il vero lavoro svolto dal gruppo di spie e se l’abbiano fatto per denaro o per ideologia politica. Come vedete, lo spionaggio si serve di figure normali; non occorre che ci siano i vari James Bond, superagenti superuomini, che liquidano i nemici senza tanto batter ciglio, mentre amoreggiano tra un colpo di pistola ed uno di Karate.





