>>>Bazar n.27 del 9 luglio 2015

MESSAGGI DI RISPOSTA

Ma non dovevamo farci dei condomini?!

Allora: nuovo parcheggio di viale dei Tigli a Trento, rione di san Bartolameo. Per capirne...quel che i ha fat al posto dele Palafite, ok? Due cartelli recitano che si può parcheggiare solo per due ore, dalle 8.30 alle 19.30, e solo per autovetture. Questa mattina, 30 giugno, alle ore 10.40, c’erano due camper parcheggiati...Uno addirittura posizionava sotto le ruote dei blocchi gialli per fermarle meglio! Tutto sta ad indicare che sono lì da più di due ore... e non sono autovetture! E chiaramente non sono in linea con quanto dicono i cartelli. Viene spontaneo chiedersi: a che servono i cartelli?! Mi è stato detto che la polizia municipale passa, ma fa finta di non vederli! Spero non sia vero. Ma visto che gli autisti dei camper continuano a parcheggiare lì, fregandosene dei cartelli, sorge chiaro il dubbio: e cioè, davvero fanno finta di non vederli! Rif. 6303.
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Ma non dovevamo farci dei condomini?!

Veramente, a quanto mi risulta, alle ex «palafitte» dovevano sorgere dei condomini, se non erro... Quindi la domanda giusta dovrebbe essere: che ci fanno quei parcheggi? Rif. 6307.
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Chi sono i geni che valutano le risorse e le priorità della comunità

Vedendo nel parco comunale delle Albere quante piante hanno piantato mi chiedo: chi è il genio che ha deciso di piantare un simile numero di piante? Un numero assurdo, tanto che fra poco dovranno toglierne per evitare che diventi una giungla inestricabile. Chi ha pagato tale indecente spreco? Chi pagherà la costosa manutenzione del tutto? Ma Pantalone naturalmente, perché il genio Dellai ha fatto sì che parco, strade e manutenzione non siano a carico degli speculatori, ma dei trentini di Trento. Così come gli inutili sottopassi, decine di milioni di euro della comunità per facilitare ed accorciare di qualche metro il tragitto dalle Albere alla città. Rif. 6306.
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Chi sono i geni che valutano le risorse e le priorità della comunità

Sono d’accordo e non solo per quanto riguarda le piante che dovevano essere messe con criterio, ma anche per tutto lo spreco assurdo di soldi pubblici e non che c’è stato per la costruzione di quegli edifici, secondo me mal progettati e strapagati; un quartiere che forse ha rubato risorse economiche dove magari ci sarebbe stata estrema necessità. Ma chi sono i geni che valutano le risorse e le priorità della comunità, ci si domanda spesso... Dubbi tanti, risposte mai... Rif. 6309.
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Per l’esattezza, lo storico greco si chiama Strabone e poi...

Ormai sono quasi tutti passati a miglior vita i protagonisti del primo conflitto mondiale, sia quelli di una parte che quelli dell’altra, dove in ogni guerra che «si rispetti», la storia alla fine la scrivono solo i vincitori.
Nel nostro caso, nell’ambito di quella che era e che fu la nostra identità storico culturale che affonda le radici di noi «trentini-sudtirolesi», nella storia dell’impero Asburgico, è stata compiuta una mutilazione d’identità, che fa parte dei peggiori drammi di soppressione dello spirito di un popolo dalle radici multietniche quale era l’impero asburgico, che a causa di un non condiviso irredentismo delle classi popolari, ma influenzato da mire espansionistiche dell’allora alta borghesia sabauda, ha come un germe influenzato negativamente la mentalità borghese dell’intellighenzia trentina di quelli anni, costruendo e sponsorizzando artifizi storici oramai tranquillamente ed orgogliosamente accettati da quasi un secolo, nel collettivo immaginario sociale e politico, come l’assurdo e falso neologismo creato dal linguista Graziadio Isaia Ascoli, che per la prima volta, nell’estate del 1919 utilizzò la denominazione storico-blasfema di «Venezia Tridentina» che fu solo il frutto di un delirante immaginario nazionalista di quel tempo, dove si sono costruiti falsi ed immaginari collegamenti storico culturali tra le popolazioni del Veneto e del Trentino. Questa anacronistica realtà assume una conferma fin da moltissimi secoli prima, dove il geografo greco Starbone (nato nel 63 a.c.), nel suo libro quinto, dedicato alla popolazioni alpine, sottolineò come per «veneti», si dovesse intendere solo gli abitanti della pianura. «Ciò nonostante il 26 settembre 1920, il Governo Nitti promulgava l’annessione della «Venezia Tridentina» all’Italia, intendendo con essa tutto il territorio regionale dal Brennero a Borghetto» (da «Austriaci d’Italia» di Massimo Baldi), come era stato stabilito dai quattordici punti del nuovo ordine mondiale voluti dal Presidente americano Wilson alla fine della Guerra... una casta dominante trentina, accettando poi remissivamente il nuovo ordine costituito, si illuse in tal modo, pur essendo confinata ai margini del confine italiano, di potere ottenere maggiori benefici e maggiore libertà....Dobbiamo ricordare che l’identità patriottica trentina, attenendoci a realtà storico-culturali delle nostre radici e non ad interessi di «parte», va identificata in personaggi come Giovanni Conzatti, comandante del secondo reggimento Kaiserjager, che difese fino al giorno della disfatta «il Dente austriaco» sul Pasubio. Questo fa comprendere storicamente, certi atteggiamenti anti-irredentisti nei confronti del «traditore della Patria», Cesare Battisti, che l’irredentismo prima ed una certa corrente politica negli anni a seguire, ha voluto immolare come «martire della Patria italiana», vero sfregio politico alla storia. Trentini, prima di sentirvi italiani, abbiate almeno l’umiltà di conoscere a fondo la verità e la storia della Vostra identità culturale e le vostre radici storiche. L’irredentismo è stato un fenomeno importato da interessi nati della borghesia del sud e collocato come vento di proselitismo nei circoli culturali dell’epoca su spinta di interessi della casa Sabauda... il vero popolo trentino ha sempre dimostrato fedeltà ed appartenenza all’impero Asburgico. Solo i notabili trentini dell’epoca hanno osannato all’irredentismo, aprendo le porte all’Italia per interessi di parte, non certamente il popolo trentino...! Rif. 5875.
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Per l’esattezza, lo storico greco si chiama Strabone e poi...

Uno: lo storico greco è Strabone, non «Starbone». Due: Ascoli usò il termine «Venezia Tridentina» (con qualche dubbio) per la prima volta nel 1863. Due-punto-due: allora parlava di Trento e «Roveredo»: siamo sicuri che pensava al Brennero? due-punto-tre: dove si trovano i testi originali di Ascoli? Rif. 6308.
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C’è bisogno di ritrovare serietà e valori veri

Si continua a parlare di tagli alla sanità, troppe spese, troppi esami diagnostici, ma tutto questo è assurdo: innanzitutto non dovrebbero mai essere effettuati tagli nei settori che riguardano la salute e la vita delle persone, ma giustamente si potrebbe tagliare eventualmente sugli stipendi e/o i bonus e vantaggi superflui di politici, dirigenti e altre categorie che ben ormai conosciamo... Premesso questo, è anche assurdo polemizzare sul fatto che vengano prescritti troppi esami diagnostici. Ovviamente se le visite, gli esami e i controlli venissero fatti nei modi e nei tempi giusti, da persone competenti e attente, si eviterebbe come spesso accade di dover ripetere esami anche a volte invasivi o fastidiosi per colpa della fretta o dell’incompetenza di chi li effettua e soprattutto si potrebbero evitare errori che spesso costano davvero caro sia all’azienda sanitaria che soprattutto alle persone! Questo è bene dirlo e ricordarlo. È importante segnalare tutte le vicende di malasanità e tutto il personale medico e paramedico che non lavora con buonavolontà, onestà e serietà. Non si può giocare con la vita delle persone; non devono esistere tagli ma volontà vera di migliorare e risolvere i problemi in modo da mettere al primo posto la salute delle persone, non dei bilanci! Rif. 6299.
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C’è bisogno di ritrovare serietà e valori veri

Certo, se gli operatori sanitari, i medici e tutte le persone che hanno a che fare con la salute delle persone lavorassero con serietà, impegno e soprattutto competenza sicuramente le spese diminuirebbero e non ci sarebbe bisogno di praticare tagli (che non andrebbero comunque fatti nel settore sanitario ma altrove... se necessario!). Se si verificano errori, fretta, menefreghismo e poca voglia di fare bene il proprio mestiere allora si generano inevitabilmente problemi, spese e danni gravi sia economici che per la salute delle persone! Sarebbero sufficienti meno visite e accertamenti se tutto venisse fatto con la giusta attenzione e competenza quali onestà ed impegno! Importantissimo denunciare ogni caso di malasanità, è ora di finirla di subire in silenzio e giustificare o addirittura coprire errori o mancanze di medici, infermieri ecc, non è ammissibile! C’è bisogno di ritrovare serietà e valori veri! Rif. 6310.
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Poste: posso dire che alcune cose dovevano essere cambiate!

POSTE ITALIANE: DI TUTTO, DI MENO? Già, questo potrebbe essere il pay off, come lo chiamano i pubblicitari, della nostra perla nazionale: LE POSTE ITALIANE. Fanno di tutto, dalla banca ai venditori di ogni cianfrusaglia, meno che seguire con attenzione e professionalità il servizio per cui sono nate: la consegna (e il ritiro) della corrispondenza. E non si creda che al tempo di internet la posta non sia un valore assoluto. Pensiamo solo ai giornali, quotidiani e periodici, trattati come “stampe” e quindi consegnati spesso alla carlona, senza alcuna certezza temporale. Il quotidiano consegnato magari dopo mezzogiorno, (a giorni alterni!!!) il settimanale consegnato dopo tre/quattro giorni (la settimana fa sette giorni…), il mensile consegnato dopo metà mese…E da baciare le mani ai lavoratori trentini delle poste, perché è solo grazie a loro se qualcosa funziona e ci viene consegnato in tempo. Qualche giorno fa un direttore di Trento si pavoneggiava. Allora gli facciamo notare che in via Ghiaie, a Trento, c’è una cassetta postale rotta da mesi. L’edicolante a fronte ha chiamato anche la polizia postale per denunciare il disservizio (si era stufato di raccogliere la posta per strada). E’ ancora rotta, ma tutti i giorni alle ore 12,30, l’addetto al ritiro passa, si ferma, digitalizza per certificare che lui il suo dovere (di passare!) l’ha fatto e se ne va. Complimenti vivissimi. Poste italiane: di tutto, di meno? Rif. 6280.
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Poste: posso dire che alcune cose dovevano essere cambiate!

Concordo con i disservizi evidenziati con la foto della «casetta postale guasta». Sono un ex dipendente dell’amministrazione postale degli anni Novanta. Posso dire che alcune cose dovevano essere cambiate! Con l’avvento del nuovo amministratore delegato (stipendiato con 1.500.000 Euro annui, oltre alle varie prebende), gli obbiettivi che si prefiggono i vertici attuali dell’azienda sono ben nutriti di teoria, ma niente pratica. Vogliono annullare il servizio della corrispondenza (e ci riescono). Se non c’è una base (gavetta) per far funzionare i diversi servizi, per un po’ canteranno vittoria i teorici laureati, ma si renderanno conto che non si può – nel servizio postale – risolvere tutto come voleva fare lo strapagato amministratore di cui sopra. Rif. 6311.
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Come ovviare a ciò? Con il classico modo: fare un passettino indietro per uno

«Gorghenfest»: ma è proprio necessaria e giusta una cosa del genere in un luogo dove ci sono delle case vicine? Con la gente che vorrebbe dormire anche con le finestre aperte, vista la stagione?! Tende da campeggio spuntate come funghi, bicchieri, bottiglie, un fracasso infernale! Ma perché permettere una cosa del genere? Non sarebbe meglio trovare un luogo più consono, lontano dalle case, magari nei pressi dell’Interporto? Rif. 6301.
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Come ovviare a ciò? Con il classico modo: fare un passettino indietro per uno

È la solita vecchia storia della convivenza sociale... Laddove devono vivere assieme o a distanza ravvicinata uomini e donne con abitudini diverse, a volte completamente opposte, è inevitabile che certe frizioni vengano a galla. Come ovviare a ciò? Con il classico modo: fare un passettino indietro per uno. Rif. 6312.
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NUOVI MESSAGGI

Ciclisti in gara a Trento: gravi problemi creati al traffico cittadino

Chiedo come sia possibile dare il permesso per una gara ciclistica, oggi, sabato 4 luglio. Alle 10 è stata fatta passare in città proveniente da via Roma e sono usciti fuori su via Torre Verde, creando un intoppo colossale tra via Prepositura, il viale davanti alla stazione e via torre verde. Con autobus, fornitori, camioncini e automobili tutti fermi ad aspettare i comodi dei SIGNORI CICLISTI! Ma quel che è peggio: CHI HA DATO L’AUTORIZZAZIONE? Rif. 6313.
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Nuova Valdastico in Trentino: ci risparmierebbe molte vite umane

Ma è mai possibile passare 47 anni a sentir parlare di Valdastico, chiamata un tempo anche Pi.ru.bi (Piccoli, Rumor, Bisaglia): loro che l’avevano inventata e iniziata non sono riusciti a vederla finita, ma neanche noi che eravamo bambini quando è nato il progetto... Dapprima doveva coinvolgere Besenello e ora anche a Caldonazzo, dove sono spuntati striscioni inneggianti alla contrarietà all’opera, che potrebbe portare occupazione, soldi all’autonomia e finalmente liberare questa nostra arteria la SS. 47. Ci potremmo risparmiare la tragedia di perdere molte vite umane, in parte anche nella vallata, non per ultimi i 4 morti recenti, dato che si tratta di un’arteria trafficatissima e scarsamente sicura. Un controsenso combinare soluzioni e trovare lavoro per la nostra popolazione, dato che in questo frangente, i soldi per l’opera sono presenti – seppur privati –, eppure c’è chi è contrario. La cosa fa demoralizzare. Chi si adopera perché si tolga una gran fetta di traffico, e di smog, e invece ci tocca ascoltare i contrari. In tutto il mondo fanno strade nuove e il Trentino, che vuole emergere, ci deve rinunciare. Il turista che ci sceglie deve armarsi di grande pazienza per raggiungere le nostre località, causa le eterne code sulle strade strette delle valli. Ma fra questione «orso» e scarsità di strade il turista, il trentino lo guarda sulle cartoline, altro che venire da metà Italia e metterci un giorno... Sempre più spesso scelgono di cambiare località, ma con tragitto breve per godersi le ferie, non per stufarsi in code stradali... Ora che hanno trovato i soldi per fare la Valdastico, ci sono i contrari, e pare sia meglio seppellire progetti e speranze una volta per tutte, poi non lamentiamoci che negozi son pochi in Trentino e cari, lamentatevi con i contrari della contrarietà su tutto, come le centrali a biomassa (già esistenti nel vicino Alto Adige, e sparse in tutto il mondo). Stiamo parlando di loro: i valsuganotti, meglio chiamarli orsi contrari, li si addice di più... Sperando che l’orso li faccia visita così poi avranno anche «la firma» dell’orso. Se nasce una centrale a biomassa viene fatta pulizia nei boschi e se si incontra l’orso si può scappare. Se attualmente ci si trova davanti l’orso, anche a causa del disboscamento, inutile tentare di scappare: noi inciampiamo e l’orso fa festa... Poi all’estremo saluto tutti a dire che «...era un bravo ragazzo, era!» Rif. 6314.
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Patt: potremmo essere, come in Alto Adige, il primo partito, e invece...

Alla Leopolda del Patt (come si suol dire: pochi pomi tuti tempestadi) Panizza ha dimostrato di voler correre ai ripari, ma i tempi d’oro il Patt li ha avuti più volte e non li ha mai sfruttati adeguatamente, oppure lasciati volutamente perdere. Potremmo essere, come in Alto Adige, il primo partito, e invece no. Il predecessore di Panizza, Tretter, ci aveva inculcato in testa il concetto di heimat (la famiglia), ora invece si cercano giovani coraggiosi, che hanno paura della propria ombra... Forse il Patt dovrebbe pensare di tornare a casa e basta. Ai tempi dell’Asar c’era il popolo tutto, con e pro l’Autonomia, oggi ha perso persone e valori a più non posso... Nella rievocazione della manifestazione Asar di 30 anni fa, a Borghetto di Avio eravamo in 5mila e in questi giorni alla Leopolda del Panizza erano in trecento. Alla prossima si troveranno in tre; ciò significa che va modificata la base. Sin che a presiedere il Patt c’era il cavalier Casagranda vi era una sezione Patt in ogni paese del trentino (223 sezioni!). Ora sezioni ce ne sono una decina, qualcosa va cambiato alla base... Rif. 6318.
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Come mai un’azienda come Trentino trasporti acquista il carburante per i pullman a Forlì?

La settimana scorsa in Bassa Valsugana c’è stato il «disastro ambientale» di 7 mila litri, che in gran parte se lo son bevuto i tombini acque bianche comunali, confluiti nel fiume Brenta, e nel sistema fognature di valle. Qui, in proposito, gli ambientalisti non dicono nulla, ma si adoperano a fare traffico lumaca come anni or sono a Campiello di Levico per poi far strapagare alle nostre tasche il costo di chiusura di un’azienda che lavorava la frazione umido delle nostre immondizie. Oggi l’azienda fa lo stesso lavoro a Faedo, fra Trento e Bolzano, manco la valsugana fosse intoccabile... Ma veniamo dunque alla citata perdita di gasolio, tanto che si parla di Autonomia: come mai un’azienda pubblica come Trentino trasporti acquista il carburante per i suoi pullman a Forlì e non in Trentino, magari per lasciare qui i soldi delle tasse per l’Autonomia? Questa domanda sarebbe da farla al nostro attuale governatore Rossi, che prima di divenire governatore era un dipendente proprio di Trentino Trasporti, e i soldi di aziende pubbliche potrebbero essere gestiti in casa... Rif. 6315.
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A quanto pare non abbiamo più diritti su nulla, noi italiani, ma solo e sempre doveri

Oggi, domenica 5 luglio, una società sportiva aveva in affitto per tutto il giorno l’area alpini alle Gorghe di Vigo Meano. Una famiglia di rumeni è entrata nell’area e arbitrariamente ha tirato fuori griglie, ecc. ecc.. Il titolare della società si è avvicinato e con cortesia ha chiesto loro di uscire dall’area, in quanto quel giorno era proprietà privata. Niente da fare. L’alterco che ne è seguito ha fatto sì che venissero fatti intervenire i Carabinieri che, udite udite, con motivazioni secondo me discutibili hanno dato ragione ai signori rumeni! Quindi viene premiata l’arroganza di queste persone e i trentini vengono puniti. Episodi come questi provocano l’intolleranza verso gli stranieri, perché a quanto pare non abbiamo più diritti su nulla, noi italiani, ma solo e sempre doveri. E ne abbiamo proprio piene le scatole. Rif. 6320.
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Lasciare che la gente faccia comitati e non è il massimo

Il metanodotto principale – tubo da 70 cm. di diametro che attraversa anche la Valsugana da circa 25 anni – seguiva un progetto in cui era indicato dove doveva passare. Qualcuno a quei tempi si opponeva, costringendo l’azienda a continuare lo scavo e cercando percorsi alternativi, ma invece la ditta fermava i lavori per un periodo e procedeva con l’esproprio e avanti coi lavori. Così dovrebbero fare anche con la Valdastico: lasciare che la gente faccia comitati e striscioni non è il massimo. Rif. 6317.
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I politici secondo me puntano al dio denaro

Siamo gestiti da politici inconcludenti, che non riescono a fare niente altro che litigare. E il popolo trentino impara a litigare invece che a gestire al meglio l’Autonomia. I politici secondo me puntano al dio denaro: soldi che prendono grazie alla propria presenza sui banchi. E noi stiamo a guardare e a pagare, inconcludenti su decisioni ferme da anni. Rif. 6319.
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I sindaci andarono a far togliere il semaforo di Martignano. E ora?

Oramai inchiostro per la Valdastico è inutile sprecarne ancora, dopo 47 anni che la si poteva fare non la si è fatta. Ora è più difficile di prima. La strada serve, i soldi ci sono, ma i pecoroni si mettono di traverso, sebbene poi siano i primi a lagnarsi che fra neve, incidenti, ecc. la SS. 47 è... lenta. Ricordo i vecchi tempi: i sindaci andarono a far togliere il semaforo di Martignano, pian piano la tanto trafficata Valsugana tornerà ad essere lenta, specie nei punti in cui mancano le quattro corsie. Causa traffico in ambo i sensi di marcia, è praticamente impossibile sorpassare. E chi lo fa lo fa per fretta o per «malore» e ci rimette la vita... Se guardiamo al passato, con le guerre ora si ricordano i cimiteri delle montagne, fra qualche decennio ricorderanno i cimiteri della strada Valsugana, che già in tutto il suo tratto conta tantissime croci. Rif. 6316.
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TASE ANCA EL TRATOR, ANCOI A BELVEDERE

Sabato 27 giugno, c’è stato un grande lutto a Belvedere di Ravina, per l’inaspettata e silenziosa scomparsa di ADRIANO. Anca el Trator, suo compagno di vita, tase e piange dentro al garage. Si dice, che non necessariamente, serve fare grandi cose, per «essere grandi uomini». E tu ADRIANO ci hai dato esempio di grande umiltà, laboriosità e di fedeltà alla famiglia, fortemente legato al tuo vigneto, al tuo frutteto, alla tua terra, unico scopo della tua vita. Molto lontano da qualsiasi tipo di associazione, lontano dalla politica e suoi politicanti, perche nel tuo cuore viveva solo la tua famiglia, la tua terra, i tuoi campi. Sempre disponibile in qualsiasi momento e a qualsiasi condizione, per aiutare e sostenere gli altri, nella lavorazione dei terreni, nell’irrorazione delle piante, nei trasporti agricoli, a volte, difficili e pericolosi, consumando una vita di enormi sacrifici e lunghe ore di lavoro, per non lasciare mai in difficoltà colui che di te si era fidato, dando alla terra luce e vita... non parole. Un enorme vuoto è rimasto a Belvedere; più non si sente all’alba di ogni giorno il rumore del trator, dell’ADRIANO, che solo le tue mani ferree e esperte, sapeva condurlo per tutte le strade di campagna, per boschi irti e scomodi di tutto il circondario da Mattarello, Ravina, Romagnano, Meana, Povo, Villazzano, la zona di Margon, e poi su e su fino al Bondon. Tutto questo ha fatto, a parer mio, di te un GRANDE UOMO, e qui mi sembra, doveroso un grazie, grazie ADRIANO, per il grande bene che tu hai voluto a questa terra TRENTINA. Chissà se ci sarà mai un altro ADRIANO, che sappia rimettere nuovamente in moto, EL TRATOR.
Con infinita stima e affetto RENZO MARIA e... EL TRATOR
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Per la Grecia paghiamo noi

Lo sapete a quanto ammonta il debito greco con l’Italia? Trentacinque miliardi di euro, più di 500 euro per ogni Italiano, lattanti compresi. Più di tre manovre finanziarie, ma questo i nostri politici non ce lo dicono, quando affremano che bisogna esser solidali e condonarlo alla Grecia. E, a noi, in cambio ci hanno rimesso l’Imu per ripianare i conti. Questi son quelli che ci governano. Rif. 6313.
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