Quel ghiottone di Wolverin



Gli appassionati del settore fumettistico-cinematografico hanno accolto con entusiasmo l’uscita sugli schermi, di uno dei mitici eroi dei cartoon di questi ultimi anni: Wolverine. Il nome del personaggio, che tradotto letteralmente, significa ghiottone, lascerà certo perplessi i profani. Anche l’aspetto non è poi tanto accattivante: aggressivo, psicopatico, giustiziere, assassino, spia, iracondo, gran bevitore di birra, mutante, eroe, anzi super eroe. Con Wolverine, creato nel 1974 sulle pagine di Hulk da Len Wein ed Herth Trimps ed entrato a far parte della nuova formazione degli X-Men, quella gestita da Chris Claremont, Dave Cockrum e John Burne, è finita l’epoca dei superuomini candidi come gigli e puri come acqua di fonte. Il “ghiottone”, alias Logan, è il prototipo del nuovo eroe del fumetto ed ora del cinema. Sensi sviluppati animalescamente, capacità di guarire istantaneamente da ferite ed avvelenamenti, lo scheletro e gli artigli d’indistruttibile Adamantio, ne fanno un tipo ambiguo, folle e dannato, che mette in discussione il concetto stesso del bene e del male, della giustizia e dell’ingiustizia. Hugh Jackman, nato a Sidney nel 1968, veste i panni di Wolverine, diretto e sorretto in questo da Gavin Hood, che, dopo un primo momento d’incredulità, davanti alla richiesta dell’attore, ne ha compreso in pieno lo spirito: “Il film possiede un forte impatto visivo, ma a conquistare è un’ambiguità di fondo che è stato molto interessante esplorare”. La figura di Wolverine è centrale, contornata da una schiera di altri X-Men, amatissimi dagli appassionati. La femmina fatale, Kaila Silver Fox, è Lynn Collins, mentre Stryker, una specie di Dottor Frankestein, è interpretato da Danny Huston. Presenti anche i membri del Team X e Gambit con i suoi mazzi di carte. Ciò che ha colpito particolarmente il regista è stato il principio della mutazione e cos’è in grado di scatenarla. Ha scavato all’interno della sua doppia natura, svelandoci le origini del mito. La terribile infanzia, due secoli di guerre, una tragica storia d’amore e di rabbia. “Per certi versi, Wolverine è un moderno Zeus. Lancia fulmini, ma le sue emozioni sono umane. I suoi artigli non sono che una superba manifestazione esteriore, una rappresentazione fisica del binomio umano-animale. Wolverine gli estrae e genera morte, per poi ritrarli con vergogna”. Sovente la trasposizione in chiave cinematografica di un personaggio dei comics, ha lasciato un po’ di amaro in bocca ai fan del personaggio. Questa volta, invece, pare che l’esperimento sia riuscito in pieno. In concomitanza con l’uscita nelle sale, non mancano le proposte editoriali della Panini. La graphic novel Logan di Vaughn e Risso, In punto di morte di Ellis e Yu. Nella testata mensile Wolverine è iniziato Vecchio Logan di Millar e McNiven, mentre negli USA è partita una nuova serie dedicata al personaggio, Wolverine, Weapon X, di Ron Garney e Jason Aaron. Con la Gazzetta dello sport esce abbinato Wolverine, nemico ubblico di Millar e Romita Junior. Chiudo con l’autopresentazione del nostro character, che è tutto un programma: “Sono Wolverine… sono il migliore in quello che faccio… ma quello che faccio non è molto piacevole”.