Misteriosi (e un po’ stronzi) rubacuori

Hanno rubato l’annuncio di nascita della mia piccola Kloe.
Con semplicità, fantasia e tanto amore ho preparato con le mie mani questo cuore per annunciare il tuo arrivo.
Oggi, con molta amarezza, scopro che una mano sconosciuta e cattiva è stata capace di rubartelo.
Per fortuna, con i tuoi 3 mesi di vita, non ti rendi conto di che razza di persone esistono e mi rivolgo a chi ha rubato un così intimo e caro ricordo invitandolo a rimettere a posto «il tuo cuore».
Mi chiedo che tipo di coscienza possa avere una persona del genere e con che diritto abbia potuto mettere in atto un gesto vergognoso e vile come questo.
La mamma

Villa Lagarina, 26 agosto 2010

Riconversione nucleare in Valsugana

Riconversione nucleare in Valsugana

Qualche giorno fa c’è stato un incontro tra il presidente del consiglio Berlusconi e il presidente russo Putin nel quale si è parlato di nucleare. “Abbiamo parlato molto del futuro dell’energia nel mondo”, ha detto il premier, aggiungendo che “i lavori per la prima centrale nucleare in Italia saranno iniziati entro tre anni”. Berlusconi sa che questa è una scelta molto difficile: per il costo dell’opera, per i rischi che comporta avere un rettore nucleare In Italia (vedi Chernobyl) e di conseguenza per la possibilità che esso non sia molto gradito agli italiani. Per questo Berlusconi ha anche dichiarato: “prima di individuare un luogo in cui realizzare una centrale nucleare, bisogna che cambi l’opinione pubblica italiana. Dobbiamo fare una vasta opera di convincimento sulla sicurezza delle nuove centrali. In Francia le comunità locali scendono in campo per avere le centrali in casa loro: portano anche tanto lavoro e si scatena la rincorsa per averle”. Non so se questo sia vero, comunque sembra che siano già stati individuati anche nove siti possibili dove costruire la centrale. Si tratta di: Trino Vercellese (VC), Caorso (PC), San Benedetto (AP), Rovigo (RO) o Chioggia (VE), Montalto di Castro (VT), Borgo Sabotino (LT), Termoli (CB), Garigliano (CE) e Ostuni (BR).

Una fonte autorevole molto vicina agli ambienti russi (un mio vicino di casa che ha sposato una ragazza di Astrachan) ha rivelato che in realtà c’è un ulteriore sito che è stato indicato idoneo ad accogliere la prima centrale nucleare italiana. Si tratterebbe di Borgo Valsugana (TN). La stessa fonte autorevole ha riferito che all’incontro con Berlusconi e Putin era presente anche l’assessore all’ambiente della Provincia Autonoma di Trento Pacher. Sembra si sia parlato della situazione creatasi in Valsugana dopo l’inchiesta sulle presunte emissioni inquinanti dell’acciaieria di Borgo e le conseguenti richieste di chiusura dell’impianto da parte della popolazione. Da qui l’intenzione della Provincia di riconvertire l’acciaieria in un impianto più sicuro: una centrale nucleare di terza generazione. Rif. 2847.

Un mondo a colori

Stiamo per fare tinteggiare le pareti di casa e l’imbianchino ci ha dato un catalogo dal quale dobbiamo vedere qual’era la tinta più adatta. Devo dire che mi trovo parecchio in difficoltà. Già ho i miei problemi a distinguere tra rosa, fucsia e viola. Si immagini con un catalogo sul quale ci saranno duemila colori tra i quali alcuni con dei nomi stranissimi: Terra di Siena, Fumo di Londra, Canna di fucile, Terracotta, Mela, Pino, Cobalto, Pesca, Pervinca, Ecru, Sabbia. Ovviamente mia moglie li conosce tutti mentre io sono completamente in balia di questo mondo variopinto ma purtroppo incomprensibile. La stessa cosa mi era capitata quando abbiamo comprato la Panda e abbiamo dovuto scegliere tra nomi forse ancora più strani: Giallo ottimista, Blu magnetico, Grigio perbene, Beige spumeggiante, Azzurro settimo cielo, Nero provocatore, Rosso sfrontato, Blu bastian contrario. Sono io che ho qualche problema quando ho troppe opportunità di scelta o magari è vero che ci sono eccessive varietà di colori?

Probabilmente è vero che noi maschi abbiamo qualche difficoltà in più delle donne in questi frangenti. Bisognerebbe poi vedere se è vero che loro si trovano così a loro agio dovendo scegliere tra vastissime possibilità. Ad ogni buon conto a questo proposito le riporto la teoria del professor Nico Dalto dell’università dei colori di Sfruz. Secondo il luminare, nella scelta di un colore bisognerebbe limitarsi alle sole tinte riportate nella cosiddetta teoria dei colori. Come ogni scolaro sa, si tratta dei colori primari blu, giallo e rosso e dei colori secondari arancio, verde e viola. Solo nel caso di irrisolvibile indecisione nella scelta o nei casi di mogli o fidanzate particolarmente esigenti, il professor Dalto ammette come uniche eccezioni il ricorso al marrone o al grigio. Rif. 2826.

Ghe penso mì!

Una delibera della giunta provinciale ha recentemente aggiornato il quadro complessivo delle autorizzazioni di spesa per l’intervento in Abruzzo. Si tratta di un ammontare complessivo di poco meno di 13,5 milioni di euro. 12.414.770 euro sono stati messi a disposizione dalla Provincia. Altri 531.740 euro sono stati inviati tramite le azioni di solidarietà promosse dal “Tavolo Trentino per l’Abruzzo vicini e concreti” e 427.820 euro tramite “l’Accordo Trentino per l’Abruzzo”. Questo denaro è stato destinato agli interventi di assistenza, di sostegno alla popolazione e di ricostruzione “curati” dal Trentino in provincia de L’Aquila dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Queste risorse si aggiungono ai 17.550.000 euro messi a disposizione dalla Protezione Civile nazionale ed ai 5 milioni di euro della Croce Rossa nazionale per finanziare gli interventi trentini. Ma come mai il presidente del consiglio Berlusconi quando parla degli interventi realizzati nelle zone terremotate non nomina il Trentino ma si riferisce sempre a cose compiute dal governo?

Al contrario. Il premier non ha mai nascosto l’impegno di solidarietà trentino a favore del terremoto in Abruzzo. A questo proposito le riporto le parole dette da Berlusconi a Onna il 15 settembre 2009 in occasione della consegna delle casette trentine. Si tratta del famoso discorso pronunciato al momento di dare le chiavi di una delle casette a una signora che aveva perso la propria abitazione nel sisma: “l’era na promesa difizile ma l’aven mantegnua. Sperente che le serve per poco tempo, ma le casote le g’ha den ogni ben de Dio. Ghè anca el saon, la carne e le cuerte. Ghè proprio tuto. Siora, ghe consegno le ciave a ela perché l’è la parona de casa”.

Nè dogmi né abomini

Ho seguito l’intervista che il vescovo di Bolzano-Bressanone Karl Golser ha rilasciato a Lilli Gruber alla trasmissione “Otto e mezzo” su La 7. Il religioso ha affrontato varie tematiche scomode quali i casi di pedofilia che recentemente hanno scosso il mondo della Chiesa arrivando fino in Vaticano, il celibato e il sacerdozio femminile. Sui casi di pedofilia il vescovo ha detto che: “prima si pensava che un sacerdote, se riconosceva di avere sbagliato ed era disposto a fare una terapia, potesse essere inserito in un’altra struttura pastorale. Oggi si sa che non è così e anche la Santa sede chiede la loro rimozione” e che “bisogna distinguere tra pedofilia e omosessualità, che invece non è una malattia”. A proposito del celibato il religioso ha dichiarato: “il celibato è un grande valore e una disciplina ma non è un dogma. Nella chiesa cattolica di rito orientale ci sono sacerdoti sposati”. Infine sull’ipotesi di aprire il sacerdozio alle donne il vescovo ha detto: “sui sacramenti dobbiamo sempre fare quello che Gesù ha fatto: gli apostoli erano uomini e all’ultima cena Gesù era attorniato da uomini. La religione cristiana è una religione storica e per i sacramenti ci atteniamo a quello che Gesù Cristo ha fatto”.

Ritengo apprezzabili le dichiarazioni del vescovo altoatesino sia quando si dimostra aperto alla possibilità del matrimonio per i preti sia quando dichiara che l’omosessualità non è una malattia. Personalmente ritengo che nemmeno la pedofilia lo sia ma che il termine più giusto in questo caso sia abominio. Il fatto che in certi casi a praticarla siano dei religiosi non fa che accrescere la gravità del gesto. A questo proposito mi riallaccio all’altro argomento affrontato dal vescovo altoatesino e cioè all’idea che bisogni attenersi a quello che Gesù Cristo ha fatto. Bisognerebbe forse spiegare ai religiosi che abusano dei bambini che quando Gesù disse: “lasciate che i bambini vengano a me” non si riferiva certamente a quello che avevano in mente loro.

Disoccupato, italiano in Alto Adige

Rif. 2812. Disoccupato, italiano in Alto Adige
Sono un ragazzo di Bolzano disoccupato. Volevo esprimere il mio disappunto, perché sono iscritto da due anni alla lista di collocamento e non ho mai avuto neanche una proposta di lavoro. Eppure vedo che agli extracomunitari di lavoro ne viene dato anche più che volentieri. Che non ci vengano a dire che sono lavori che noi italiani non vogliamo fare: proponeteceli e vedete che li facciamo, anche noi più che volentieri. Per non dire poi di quando si tratta di fare un corso di tedesco base o di computer: l’extracomunitario paga euro 35,00, io disoccupato italiano euro 185,00 e in più mi devo pagare il libro. Essendo disoccupato, quel poco che ho mi serve per sopravvivere. Forse sarò anche troppo duro, ma da cittadino italiano e disoccupato ho per primo diritto ad un posto di lavoro. Se qualcuno ha da offrirmi qualsiasi lavoro, risponda per favore a questo riferimento. Grazie.

Due soluzioni al degrado trentino

Le scrivo a proposito di due situazioni presenti in Trentino e che non mi sembrano molto confacenti a una regione civile. La prima riguarda le biblioteche, dove vengono spesso segnalati vari episodi di degrado: spaccio di sostanze stupefacenti, persone che dormono sui divanetti o che usano i bagni per lavarsi. Anche se la biblioteca è un locale pubblico, forse sarebbe opportuno adottare più misure restrittive e prevedere più controlli da parte della polizia municipale. La seconda situazione è relativa a una zona di Trento dove la situazione di degrado sociale sta sempre più prendendo piede: quella di piazza Dante con i relativi giardini. Per le persone che la attraversano per una passeggiata o per andare in centro città, l’area sta diventando off limits. Molto alta è infatti la presenza di persone ubriache o in evidente stato confusionale, di spacciatori e di gruppi di individui che provocano i passanti o che si picchiano tra di loro.

Per la situazione di degrado relativa alle biblioteche pubbliche, una delle soluzioni prospettate sembra sia quella di fare rientrare certi comportamenti nei servizi erogati dalle biblioteche stesse. Come succede per le postazioni internet, da ora in avanti potrebbe essere possibile prenotarsi per dormire sui divanetti o per lavarsi in bagno. Più difficile sembra l’ipotesi di fornire marijuana “spacciandola” per materiale ammesso al prestito. Per quanto riguarda le problematiche dei giardini di piazza Dante, si stanno studiando le più svariate soluzioni: più presenza di polizia municipale, ronde di cittadini, telecamere. Un’idea per i mesi più caldi potrebbe essere quella di dotare piazza Dante di un punto di accesso al prestito delle biblioteche più vicine.

La mia dignità messa in ginocchio per 5 centesimi

Rif. 2797. La mia dignità messa in ginocchio per 5 centesimi
È proprio vero che certe persone mancano di un minimo di buon senso. Dopo una camminata da Pergine Valsugana fino a Trento, decisi di ritornare a casa con un autobus. Quando arrivai alla stazione delle autocorriere, mi accorsi che in tasca avevo soltanto un Euro e novantacinque centesimi. Il biglietto costa due Euro. Mi mancavano solo cinque centesimi. Chiesi se potevo avere ugualmente il biglietto (avrei restituito i cinque centesimi due giorni dopo). Seccamente mi fu risposto di no! Ho 70 anni, e sono trentino come mio padre, mio nonno, mio bisnonno... Se penso (e questo lo sanno tutti ) che una marea di extracomunitari viaggiano gratis e quotidianamente sui mezzi pubblici, mi viene da piangere... il tutto per cinque centesimi. Graziano.

Cittadini che si danno da fare

Cittadini che si danno da fare

Associazione Tutela Assegnatari Inquilini Edilizia Sociale - A.T.A.I.E.S.

CHI SIAMO
A.T.A.I.E.S. è un’Associazione (Onlus), senza scopo di lucro e senza finalità politiche e di partito, fondata nel gennaio 2010 da cittadini trentini in buona parte assegnatari di alloggi di edilizia sociale (case ITEA).
L’esperienza maturata fino ad oggi dal direttivo che compone l’Associazione, fa si che ci sentiamo forti di un valore aggiunto da mettere a disposizione della categoria degli aventi titolo alla casa pubblica, per una sorta di patrocinio alle loro spesso annose e irrisolte problematiche in materia di soddisfacimento di diritti di locazione, così come previsto dalla disciplina civilistica.

ORGANIZZAZIONE
A.T.A.I.E.S. è formata dai Soci fondatori che hanno eletto al loro interno, il Consiglio Direttivo, di cui Gabriella Maffioletti è la Presidente, Emilio Giuliana il Vice Presidente, Mauro Anzolin segretario Organizzativo, Luigi Baldi segretario Amministrativio, Marianne Hellweger Tesoriere e Alessandra Giurioli e Cinzia Arcidiacono referenti per la categoria disabili e malattie rare…
Per casi particolari garantiamo un patrocinio esterno da concordare, con l’avv. Pietro Stefano Galli e in materia amministrativa tributaria con il Dott. Umberto Motta.

COSA FACCIAMO
• A.T.A.I.E.S. tutela gli assegnatari degli alloggi sociali, avviando le procedure per emendare/cassare la Legge provinciale 15/2005 ed i regolamenti della manutenzione, non conformi alla Costituzione Italiana e alla carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea;
• A.T.A.I.E.S. tutela il ceto medio –basso del trentino oggi escluso dall’Edilizia Sociale ed in difficoltà a pagare l’affitto degli alloggi sul mercato libero;
• A.T.A.I.E.S. tutela le persone disabili, impegnandosi sia a far rimuovere le barriere architettoniche, sia promuovendo l’attivazione dei servizi sociali necessari;
• A.T.A.I.E.S. si propone come soggetto alternativo agli organismi parafunzionali al sistema, assumendosi l’onere di rappresentare all’interno del sistema casa pubblica, un osservatorio critico e salomonico per dare voce alle migliaia di cittadini che trovano interlocutori sordi e spesso irrispettosi alla dignità della persona;

COME CI FINANZIAMO
Essendo Associazione non a scopo di lucro, ci finanziamo con le quote versate dai soci (quota soci €. 15,00, quota sostenitori €. 20,00).
L’Associazione inoltre può beneficiare del contributo del 5 per mille, tramite la dichiarazione dei redditi (Mod. 730).

DOVE SIAMO E COME CONTATTARCI
Dal lunedì a venerdì dalle 15.00 alle 18.00 ai seguenti numeri:
Per diventare socio contattare il cell. 347-9789335.
Per tutte le gravi situazioni scaturite dall’applicazione della legge 15 (Dalmaso), per informazioni su Regolamento delle affittanze, Ripartizione delle spese di manutenzione e per eventuale appuntamento con la Presidente sig.ra Maffioletti Gabriella, il socio deve contattare il cell. 334-7065710/cell. 347-9789335.
Per problemi legati alla categoria dei disabili e malattie rare, il socio si può rivolgere alla sig.ra Alessandra Giurioli.
cell. 370-7003415.

Per ulteriori informazioni scrivi:
email: ataies@libero.it
(ATAIES c/o Mauro Anzolin via Paludi, 52 -38057 Pergine)

http://www.ataies.altervista.org

La scoperta dell’acqua fredda

Le scrivo a proposito di un argomento che potrà sembrarle poco importante in confronto ad altre problematiche, ma sono sicuro di interpretare il pensiero di molti maschi trentini e non trentini. Sto parlando di un comportamento femminile che è spesso motivo di contrasto all’interno della mia famiglia ma penso anche all’interno di molte altre. Mi spiego: è una cosa risaputa che quando qualcuno è sotto la doccia e un’altra persona fa scorrere dell’acqua in un altro locale dell’abitazione, ad esempio tirando lo sciacquone del water o aprendo il rubinetto in cucina, dal soffione della doccia esce acqua bollente. Non riesco a farlo capire a mia moglie e immancabilmente, non appena io vado a farmi una doccia: o lei deve risciacquare l’insalata, o deve andare in bagno e tirare l’acqua, o deve lavare a mano una maglia di lana e io ogni volta mi prendo delle scottate terribili. C’è una soluzione secondo lei?

Se come soluzione lei intende quella di fare capire scientificamente a sua moglie che se in un’abitazione c’è un rubinetto A aperto da cui esce acqua calda e si apre un rubinetto B di acqua fredda, dal rubinetto A uscirà solo acqua bollente perché c’è una tubatura unica e l’acqua fredda sarà stata deviata verso il rubinetto B, le dico subito che né lei, né io, né il suo idraulico, né il premio Nobel Carlo Rubbia riusciremo a farlo. Le posso dire invece come si comporta un mio amico che è nella sua identica situazione. Non appena è sua moglie che è sotto la doccia, lui ogni 10 secondi beve un sorso d’acqua dal rubinetto della cucina, poi lava il cane, risciacqua delle damigiane, innaffia l’orto e compie tutta una serie di attività che prevedono l’uso di acqua. Il mio amico è consapevole che tutto questo non serve a fare comprendere nessuna teoria alla propria moglie, ma i gridolini che sente uscire dal bagno quando dal soffione esce l’acqua bollente gli danno comunque tanta soddisfazione.

La sanità trentina? Un fallimento

Rif. 2751. La sanità trentina? Un fallimento
A mio avviso la sanità trentina è un totale fallimento. Perché i medici si mettono in politica? Qualcuno direbbe, per passione, per i soldi ecc. Allora che facciano solo politica e lascino il posto di medico. Bello l’esempio dei primari della ginecologia di Trento e Rovereto ormai si sentono conosciuti da tutti... Ma stimati da nessuno! Tanto la salute da curare è degli altri e se un medico per curare gli ammalati non ha amor di Dio, ma passione del «dio euro» e i fallimenti ci saranno sempre, con gli innocenti che ci vanno di mezzo, come ad esempio i bambini.

Eccessi demografici

In Trentino, come riportato dai rilevamenti statistici, stiamo assistendo ad una crescita demografica inarrestabile. La popolazione residente in provincia è di circa 520 mila persone. Parlando solo dei primi cinque Comuni si nota che Trento è ormai oltre i 115 mila abitanti, Rovereto oltre i 37 mila, Pergine Valsugana oltre i 20 mila, Arco oltre i 16 mila, Riva oltre i 15 mila. Purtroppo, come fatto notare da più parti, a questo incremento di popolazione non corrisponde un adeguamento dei servizi e della qualità della vita. Le scuole sono sottodimensionate a partire dagli asili nido in su. Ci sono sempre più automobili e sempre meno posti di lavoro. I dati statistici riportano che la popolazione trentina è in crescita non tanto per l’incidenza del saldo naturale anche se esso è decisamente positivo, ma piuttosto per l’entità molto consistente del saldo migratorio o sociale. Come si può arginare questa esplosione demografica prima che faccia arrivare la nostra provincia al collasso?

Il servizio razionalizzazione demografica della Provincia sta predisponendo dei sistemi per cercare di mantenere la popolazione trentina ad un livello numerico che permetta da una parte un’erogazione di servizi adeguata e una buona qualità di vita e dall’altra la possibilità per politici e amministratori di continuare a fare le promesse elettorali che meglio credono. A breve verranno introdotti dei punti di frontiera sui confini provinciali per impedire tutti gli accessi superiori ai 520 mila abitanti, numero che sarà evidenziato su appositi display, un po’ come succede all’entrata dei parcheggi a pagamento. Si sta pensando inoltre a una campagna informativa sull’uso del preservativo per limitare la natalità sul territorio provinciale. Questo secondo provvedimento sembra però molto contrastato dalla curia trentina, da sempre contraria ai sistemi di controllo delle nascite.

Non c’è limite al ridicolo

Rif. 2743. Sabato 13 marzo via Sanseverino a Trento chiusa per cosa? Ma per la galattica partita fra il Mezzocorona e il Suedtirol! Squadre che militano nientemeno che nel Girone A della 2^ Divisione! Una strada bloccata con sperpero di denaro pubblico per posizionare cartelli vari, mobilitazione di vigili urbani e polizia, naturalmente distolti da altri servizi più intelligenti, traffico bloccato, anche per la concomitanza delle giostre di San Giuseppe, con relativo inquinamento ed incazzamento. E tutto per cosa? Per qualche centinaio (forse) di tifosi che non chiederebbero altro di poter parcheggiare come sempre in via Sanseverino. Ma chi è che dà queste disposizioni? E soprattutto perché? Mi chiedo dove sia il buon senso e soprattutto perché la manifesta stupidità ed inutilità di certe imposizioni venga supinamente accettata senza protesta alcuna.

Vigili e vigilesse di Arco

Vigili e vigilesse di Arco
Rif. 2742. Una domanda facile facile: ma voi state prendendo per i fondelli noi disabili? Venerdì scorso, sotto una pioggia forte ho dovuto parcheggiare in quel parcheggio di fronte al Ristorante Carpe Diem. Una pozzanghera unica, un merdaio pazzesco, mentre di fronte all’olivo (lato «pensionati») tutti i parcheggi «nostri» erano occupati da suv e da altre auto di persone sane che giocano a carte fino alle sette. Cari vigili e vigilesse, vi abbiamo avvertiti della cosa ben due volte. Sono passate due vigilesse per i fatti loro, poi un vigile che se n’è sbattuto. Comunque io vi ho fotografato e vedrete che prima o poi qualcuno troverà le parole giuste per segnalare la cosa a chi di dovere. Il signor Travaglia lo sa che è tutti i giorni questa storia?! Allora o fate un parcheggio comunale oppure lasciate il parcheggio per ambulanza e diversamente abili.

Sondaggi lapidari

Sondaggi lapidari

Ho visto che ad Ala è stata recentemente scoperta una lapide dedicata ad Andreas Hofer. Dopo un 2009 saturo di celebrazioni hoferiane, durante il quale tra convegni, rievocazioni e pubblicazioni se ne sono andati un bel po’ di soldi pubblici, si pensava che la cosa fosse finita lì. Non entro in merito alla questione caduti trentini “italiani” o “austriaci” della prima guerra mondiale di cui si è letto sui giornali. E nemmeno all’opportunità di celebrare un personaggio storico tirolese come se fosse trentino. Dico solo che il timore di molti è quello che anche dopo l’anno del bicentenario della morte di Hofer, si possa andare avanti ad oltranza sulla linea delle costose celebrazioni. E di quella lapide, c’era proprio bisogno?

Rif. 2733. Andreas Hofer trascorse una notte a palazzo Taddei ad Ala durante il viaggio verso Mantova dove sarebbe stato processato e fucilato. Nel corso della notte l’eroe tirolese si accorse che i suoi carcerieri si erano addormentati e stavano per morire a causa delle esalazioni del fuoco del caminetto. Invece di liberarsi e fuggire Hofer preferì dare l’allarme e salvare dalla morte i suoi aguzzini. La lapide è stata posata, come ha affermato l’assessore provinciale alla cultura Panizza, “perché i giovani possano imparare a considerare tutti, anche i “nemici”, come fratelli e sorelle”. In molti sperano che sull’onda dell’entusiasmo adesso non si vada avanti a disseminare il Trentino di lapidi hoferiane dedicate alle più svariate ricorrenze: il luogo dove gli spuntò il primo dentino, la chiesa dove fece la prima comunione, la taverna dove partecipava alla cena dei coscritti etc. Per quanto riguarda la questione sulla “trentinità” dell’eroe tirolese, un recente sondaggio effettuato dal dipartimento studi hoferiani di Terza Pagina ha evidenziato che per gli abitanti della nostra provincia il personaggio più importante della storia trentina è stato proprio Andreas Hofer, il quale ha preceduto di parecchio nelle preferenze Alcide Degasperi e Daniele Groff.

Bestiario scolastico

Rif. 2723. Bestiario scolastico

La giunta provinciale, con una riunione notturna straordinaria, ha approvato la riforma Dalmaso contenente la programmazione dell’offerta formativa per le scuole superiori nella provincia di Trento. “Con l’approvazione della delibera odierna” dice l’assessore in un comunicato stampa “ abbiamo fatto un importante passo in avanti per aiutare gli studenti e le famiglie ad orientarsi per le iscrizioni del prossimo anno”. Come mai una seduta di giunta notturna straordinaria che alcuni hanno definito “carbonara”?

L’assessore ha giustificato così la fretta: “ci siamo attivati in tempi rapidi appena sono stati resi noti i regolamenti nazionali. Ora le famiglie hanno un’informazione certa su quali indirizzi sono collocati nel proprio territorio e quali nel resto del Trentino. Le scuole avranno ora tempo fino al 27 marzo per spiegare quali saranno le offerte formative e gli studenti in un altro mese dovranno scegliere. Passeranno invece ancora due settimane per l’approvazione della delibera sui quadri orari con le materie e l’articolazione del monte ore. Questa normativa è stata da subito fonte di polemiche e di critiche negative. Va detto però che essa ha sortito anche un inaspettato effetto positivo dal punto di vista linguistico. Infatti durante un incontro tra il presidente Dellai e un gruppo di studenti, sono nati due nuovi vocaboli o per meglio dire è stato perfezionato il loro significato. Ecco i vocaboli con il loro nuovo significato: CONIGLIO: “presidente di giunta provinciale a statuto autonomo che si sottrae al confronto con gli studenti”; PAPPAGALLI: “studenti che ripetono slogan sentiti da qualche insegnante sindacalizzato ma che non corrispondono a verità”. Gli esperti di sintassi linguistica di Terza Pagina sono invece ancora al lavoro per decifrare la battuta con la quale Dellai ha commentato la fine dell’incontro: “noi ala nossa età feven molto de pezo”.

Il linguaggio dei venditori di computer

Il linguaggio dei venditori di computer
Ho intenzione di acquistare un computer ma onestamente me ne sta passando la voglia. Visto che non conosco molto l’argomento, ho acquistato una rivista specializzata per impratichirmi un po’ ma mi sembrava di leggere un trattato sulla fusione fredda: non ci capivo niente. Quindi ho provato a chiedere a colleghi e amici ma ognuno mi ha consigliato una cosa diversa. Ieri mi sono deciso ad andare in un negozio di informatica per chiarirmi le idee. Il commesso del reparto ha iniziato a sciorinare una serie di sigle e numeri che probabilmente gli esperti di computer conoscono a menadito dando per scontato che anche io ci capissi qualcosa. Mi sono dovuto sorbire una sequenza di “giga, ram, hard disk, modem, router, software, provider” che mi ha confuso ancora di più. Ho detto al commesso che ci penserò e che mi farò vivo. Come potrei regolarmi secondo lei per comperare il mio computer senza fare però la figura di quello che non capisce niente?

Rif. 2692 Le soluzioni praticabili sono due. La prima: si rechi nuovamente nel negozio di informatica dove è già stato e cerchi di farsi servire dal commesso che l’ha seguita la prima volta. Quando lui inizierà nuovamente con la sua litania di “notebook, wireless, bluetooth” e quant’altro, lei gli risponda come avrebbe fatto Ugo Tognazzi nel film “Amici miei” e cioè: “Tarapia tapioco. Sbiriguda, antani alla prematurata e supercazzola con scappellamento a destra. Lei mi vorrebbe dire come se megapixel”. Il commesso le dirà di non avere capito niente. Lei replichi che è quello che le succede quando ascolta le sue spiegazioni tecniche e che per cortesia cerchi di parlare in un modo più semplice. La seconda strategia che le consiglio è quella di farsi accompagnare da un amico che si intende di informatica.

La dipendenza da lavoro

La dipendenza da lavoro

Ha mai sentito parlare di “sindrome da dipendenza dal lavoro”? Saprebbe dirmi di cosa si tratta precisamente e se sono stati riscontrati casi di questo disturbo in Trentino?

Rif. 2679. La “sindrome da dipendenza dal lavoro” o “sindrome di workaholism”, è un cosiddetto disturbo ossessivo-compulsivo. In pratica si tratta di un comportamento patologico di una persona troppo dedita al lavoro che pone in secondo piano la sua vita sociale e familiare sino a causare danni a se stessa, al coniuge, ai figli. Gli indicatori acuti di “lavorodipendenza” sono: persistente e ripetuto abuso lavorativo con dedizione abituale superiore alle 8 ore quotidiane, spesso anche nei fine settimana o nei periodi di vacanza; tendenza a non assentarsi mai dal lavoro, né per necessità e raramente anche per malattia; crisi di astinenza, con sensazione di vuoto, angoscia o irritazione quando si è lontani dal lavoro, come accade nei periodi festivi; manifestazioni o vissuti di paura di perdere il lavoro; preoccupazioni ricorrenti riferite a temi lavorativi; pensieri e fantasie costanti su nuovi modi di risolvere dei problemi sul lavoro o di ottenere successi in tale campo; incapacità di staccare, con rarefazione degli svaghi e degli hobby e tendenza ad occupare i week-end e i momenti liberi con l’aggiornamento o con letture e piccoli lavori (spesso questo atteggiamento è accompagnato da disprezzo nell’osservare gli altri divertirsi e dedicarsi ad attività di svago abituali); incubi relativi a errori o insuccessi sul lavoro. Anche in Trentino ci sono casi di dipendenza, tanto che esiste un centro dove vengono curate le persone che trascurano ogni altra cosa che non sia il proprio lavoro. La cura, oltre a degli incontri con degli specialisti, prevede anche delle terapie d’urto. La più efficace finora sembra essere quella di affiancare il malato a dei dipendenti della Provincia Autonoma di Trento, una categoria che sembra sia immune da questo tipo di dipendenza.

Eva e il serpente

Eva e il serpente
Le scrivo a proposito dei rapporti di coppia. Possibile che noi uomini dobbiamo passare la vita a litigare con le nostre mogli o fidanzate su argomenti tipo la nostra scarsa propensione ai lavori domestici in generale e al riordino in particolare? Secondo me all’inizio del mondo quando c’erano solo Adamo ed Eva c’è stato qualche errore. Non vorrei passare per maschilista, ma secondo me se tutto fosse cominciato in maniera diversa non ci sarebbe voluto molto per fare andare un po’ meglio le cose per noi maschi.

Rif. 2666. A questo proposito vorrei citare una teoria scientifica che credo la interesserà. Uno studioso americano dei comportamenti umani, il professor Ricardo Izecson dos Santos Leite, ha cercato di immaginare come sarebbe stato il mondo se all’inizio dell’umanità il serpente tentatore, invece di offrire la mela ad Eva l’avesse morsa (Eva, non la mela). Secondo dos Santos Leite, senza nessuna donna in giro ad infastidirlo con riordini e lavori domestici, Adamo nell’Eden sarebbe stato benissimo. Un altro studioso americano, il professor Edson Arantes do Nascimento ha cercato di confutare questa tesi affermando che una volta rimasto da solo Adamo non avrebbe potuto generare dei figli e di conseguenza la storia dell’umanità sarebbe finita con lui. Dos Santos Leite ha risposto che, come Eva era nata da una costola di Adamo, probabilmente non ci sarebbe stato nessun problema a fare nascere nella stessa maniera anche dei figli, ovviamente maschi. Inoltre lo studioso americano sostiene che la razza umana avrebbe continuato a riprodursi senza problemi né stress fino ai giorni nostri. Oggi esisterebbe un mondo di soli maschi dove regnerebbe il disordine nei portariviste e si potrebbero tranquillamente mangiare le patatine sul divano mentre si guarda la partita in tv.

Un Palatenda non si nega a nessuno

Un Palatenda non si nega a nessuno
Si è cominciato a parlare della possibilità di realizzare a Trento una tensostruttura in grado di ospitare due o tremila persone. Secondo l’amministrazione del capoluogo il nuovo spazio pubblico dovrebbe servire: ad ospitare i grandi nomi della musica leggera; a permettere la pratica dei vari sport di squadra da parte delle società sportive del capoluogo; a consentire l’organizzazione di grandi eventi sul tipo del festival dell’economia o delle feste vigiliane; all’ organizzazione di manifestazioni religiose e ricreative. Il nuovo teatro tenda andrebbe ad aggiungersi agli altri due spazi esistenti: l’auditorium del centro santa Chiara ed il palatrento di Trento sud. La notizia dell’intenzione del Comune di Trento ha destato qualche perplessità in quanto una struttura analoga è già stata progettata per il vicino Comune di Pergine Valsugana con un finanziamento provinciale già concesso di quattro milioni di euro. Molti si chiedono se non sia uno spreco realizzare un nuovo palatenda a soli quindici chilometri da quello che sorgerà a Pergine con il rischio poi di sottoutilizzare questi spazi.

Rif. 2653. Effettivamente questo rischio c’è. Purtroppo il suo ragionamento va a scontrarsi con una normativa provinciale che prevede la realizzazione di un palatenda in ogni comune della provincia. Nei prossimi anni infatti, sorgeranno 223 tensostrutture nei vari comuni del Trentino. Ovviamente per non sprecare le risorse le dimensioni delle strutture saranno rapportate alla popolazione residente nel luogo dove sorgeranno. Non sarebbe pensabile ad esempio che nel comune di Massimeno che conta un centinaio di abitanti possa venire realizzato un palatenda grande come quello che potrebbe sorgere a Trento oppure a Rovereto o Pergine. È ovvio che se il palatenda di Trento potrà ospitare un concerto di Vasco Rossi, in quello di Vignola Falesina si potrà al massimo tenere una performance di Bepi e la sua fisarmonica. Rimane per tutti l’indicazione di un uso aggregativo e culturale dei palatenda. Se quello enorme di Trento non potrà diventare una serra per la coltivazione del radicchio per le mense pubbliche del capoluogo, in quello di Grauno non si potrà parcheggiare lo spargisale dell’operaio del Comune.

Monumento alla Vittoria: grazie per i restauri

Monumento alla Vittoria: grazie per i restauri
Ringraziamenti al Presidente della Repubblica, al dott. Silvio Berlusconi, al ministero dei Beni e le Attività Culturali per i loro sforzi comuni di rinnovare il nostro Monumento alla Vittoria a Bolzano. Questo monumento i nostri antenati se lo sono guadagnato dopo aver fatto tanti sacrifici e per essere riusciti a conquistare questa terra. Finalmente dimostriamo di nuovo che siamo noi a comandare in Alto Adige e non questo «Luis». Riteniamo che i soldi specie per il restauro siano un buon investimento anche per far presente ai nostri figli i valori veri a cui bisogna tenere nella vita. D’altronde questi soldi non andranno in tasca a tutti i fannulloni che in giro vanno chiedendo elemosine ai lavoratori. Sono convinto che siano in molti a pensarla in questo modo. Così abbiamo la possibilità di dimostrare al mondo intero che l’Italia onora i propri valori e la propria Storia. Viva l’Italia. Carlo. Rif. 2654.

L’ambiente trentino che verrà L’ambiente trentino che verrà

L’ambiente trentino che verrà
Ho letto con interesse il “Botta & Risposta” della scorsa settimana sulle polemiche tra i leader del partito “verdi del Trentino”. Concordo anch’io che la politica ambientale in Trentino lascia un po’ a desiderare. Lei ha parlato della Valsugana con le questioni delle acciaierie e della discarica di monte Zaccon oltre a quella (speriamo) conclusa del biocompostaggio di Campiello di Levico Terme. Vorrei aggiungere anche il discorso del futuro inceneritore di Trento che si vuole costruire ad ogni costo. Ecco, su queste questioni c’è veramente un assordante silenzio da parte dei verdi che dovrebbero essere i difensori dell’ecologia. Come mai? Forse perché i verdi fanno parte della coalizione di governo provinciale. Ma questo dovrebbe essere un motivo in più per lavorare a rendere il Trentino una provincia modello dal punto di vista ambientale. Ed invece no. Gli unici che si occupano di ecologia in Trentino sono i comitati ambientalisti di cittadini che si battono per la salvaguardia della loro terra. Questo non è il Trentino che si vede negli spot turistici. Speriamo che Dellai con il suo nuovo partito “alleanza per l’Italia” si prenda carico di queste problematiche.

Rif. 2645. La contraddizione tra il “prodotto Trentino” dei cataloghi turistici e delle fiere dedicate alle vacanze e quello che accade da noi a livello ambientale è evidente. Sembra che il paradiso per i turisti sia rimasto solo sulle pagine patinate dei cataloghi e negli stand di promozione turistica. L’ufficio ambientale di Terza Pagina ha effettuato un sondaggio tra gli abitanti della Valsugana. Alla domanda: “cambierà qualcosa quando il presidente Dellai diventerà un politico a livello nazionale?”. Ecco le risposte più significative: 1) Speriamo non diventi mai ministro dell’ambiente; 2) Abbiamo già capito dove verrà realizzata una delle nuove centrali nucleari; 3) Amen.

Il sole che non ride più

Il sole che non ride più

Ho letto sulla stampa locale che il consigliere provinciale Roberto Bombarda ha intenzione di lasciare il partito dei “verdi del Trentino” perché: “dai Verdi non mi è arrivato nessun input sulla linea politica o su iniziative o proposte da presentare in consiglio provinciale. Io faccio tutto da solo, per conto mio porto avanti le mie proposte, non sento e non ho nessuno dietro le spalle”. A stretto giro di posta (indirizzata al quotidiano l’Adige) il presidente dei verdi Marco Boato gli ha replicato dichiarando che prima delle elezioni provinciali del 2008 ha provveduto a sostenerlo nella “sua richiesta di essere questa seconda volta lui stesso il primo capolista…” “…con una piena solidarietà dei Verdi per tutta la campagna elettorale e dopo”. Boato ha inoltre sostenuto che casomai qualche colpa ce l’ha il presidente Dellai che “ha tradito la fiducia dei Verdi e la loro piena lealtà alla coalizione”. Al dibattito partecipa anche l’ex assessore provinciale dei Verdi Iva Berasi che come ha titolato sempre il giornale “L’Adige”: “bacchetta Boato e Bombarda”. Per concludere: il presidente Boato (66 anni) ha annunciato che al congresso del partito di febbraio lui sarà dimissionario ed al suo posto gli subentrerà l’ex assessore comunale all’ambiente e alla mobilità urbana Aldo Pompermaier (62 anni). Probabilmente nel segno del ringiovanimento e del rinnovamento.

Rif. 2637. Devo confessarle che sentendo le polemiche tra B, B e B (Berasi, Boato e Bombarda) non ho fatto molto caso a quanto i tre dibattevano. Però in seguito a questa faccenda mi sono improvvisamente reso conto che in Trentino esiste ancora il partito del sole che ride. Questo mi ha stupito molto. Infatti da abitante della Valsugana, dove in questi ultimi anni c’è stato un vero scempio ambientale (biocompostaggio di Campiello, discarica di monte Zaccon ed acciaierie), con la quasi totale assenza di una presa di posizione da parte di partiti ambientalisti, ero convinto che l’ultimo verde in Trentino fosse stato Roberto (Bistecca) Franceschini consigliere provinciale degli anni ’80.

SMS: Auguri Senza Molto Sentimento

Rif. 2627. SMS: Auguri Senza Molto Sentimento
Come ogni anno durante le feste, oltre alla febbre da regali sale la febbre da auguri. Anzi: da sms augurali. Si calcola che ogni italiano in media a Natale abbia mandato una decina di sms di auguri. Si tratta di centinaia di milioni di sms. E per capodanno saranno anche di più, con gli inevitabili intasamenti e i display dei cellulari con scritto: “invio non riuscito”. Per evitare l’ingorgo: inviare gli sms la mattina del 31 dicembre o il pomeriggio del primo dell’anno.

Il problema di cui lei parla solleva una questione: tutti questi auguri tramite sms sono inviati in maniera sincera o sono invece un’usanza ormai automatica? Ci sono fondamentalmente tre modalità di inviare gli sms di Natale o di capodanno ed ognuno di essi prevede una crescente partecipazione emotiva da parte di chi li invia. 1) Cercare su internet una frase di auguri e spedirla con l’opzione “invio multiplo” a tutti i nominativi della propria rubrica, compreso lo zio che non si sente da anni e l’ idraulico. 2) Anteporre alla frase suddetta una personalizzazione (amato zio Marcello; caro Toni Sifone) e inviarla. È ovvio che modificare la frase per ogni nominativo della rubrica richiede un certo tempo e quindi solitamente chi lo fa effettua una scrematura dei destinatari. 3) Scrivere una frase totalmente personalizzata (amato zio Marcello, ti auguro un 2010 finalmente senza sciatalgia; caro Toni Sifone, spero che quest’anno tu possa montare più caldaie che nel 2009) e inviarla solo dopo avere fatto una scrematura ancora più accurata dei destinatari (altrimenti per scrivere una frase su misura per tutte le persone della rubrica ci si metterebbe lo stesso tempo che per preparare il cenone). La controindicazione è che probabilmente queste persone scelte risponderanno comunque con una frase (non personalizzata) trovata su internet. Chiudo con una riflessione. A chi, inviando ogni anno decine di sms e dopo avere ricevuto risposta non è mai venuto il dubbio che i destinatari non lo avrebbero fatto per primi? Ecco allora una quarta soluzione per gli auguri via sms. Per una volta non fateli per primi e rispondete solo a quelli ricevuti. Non importa se sono pochi. Ciò permetterà di capire chi negli anni precedenti vi ha fatto gli auguri solo perché glieli avete fatti voi e chi invece si prenderà la briga di dedicarvi un po’ del proprio tempo. Ai lettori di “Botta & Risposta” un augurio per un 2010 sano e pieno si sano divertimento.