Un pirata di buona famiglia



Parlando di Barbanera, abbiamo accennato al maggiore Stede Bonnet, suo “datore di lavoro”. Di buona famiglia, ma scarsamente conoscitore del mare, faceva il pirata per passatempo. Conosciuto il pirata Barbanera, entrò in società con lui, fino al 1713, quando si divisero, spartendosi il grosso bottino accumulato. Pentito della vita che aveva condotto fin’allora, e con alle spalle una certa sicurezza economica, aggiungo io, Bonnet si propose di tornare un onesto cittadino e riuscì ad ottenere il perdono per quanto aveva fatto. La tranquillità durò poco; venuto a sapere che Barbanera aveva abbandonato 17 uomini del proprio equipaggio su d’un isola deserta per punizione (ne abbiamo parlato la volta scorsa), vi si recò ed assoldò il gruppo di pirati, ottenendo, così, una ciurma di uomini abili e ben addestrati. Prese il nome di Capitan THOMAS, ed adottò la tecnica di non catturare le navi che gli venivano a tiro, ma d’impadronirsi soltanto del bottino, lasciandole poi libere di andarsene, in modo da poter rispondere, ad un’eventuale accusa di pirateria, di non aver fatto altro che un cambio di merci. La sua attività preoccupò il governo inglese che ordinò al colonnello William RHET di partire alla caccia del pirata Thomas. Rhet, al comando di due navi, avvistò il pirata il 24 settembre 1718, al largo della Carolina. A causa di una manovra errata, resa difficile dalle acque basse della zona, la nave di Bonnet e quella di Rhet, si urtarono. A distanza ravvicinata, cominciarono a spararsi a vicenda, per un intero pomeriggio. Alla fine Bonnet ordinò al suo equipaggio di arrendersi, ed il colonnello Rhet rimase molto sorpreso nel vedere che il famoso pirata Thomas era il maggiore Bonnet, da lui conosciuto in precedenza. Mentre gli altri pirati venivano condotti in carcere, il colonnello ospitò Bonnet ed il suo secondo nella propria abitazione. I due ne approfittarono per fuggire, la popolazione ne fu indignata, ed il governatore, per calmare gli animi, fu costretto a porre una taglia di settecento sterline sulla testa del pirata. Fu nuovamente Rhet a ritrovarlo, presso l’isola di Swillivauts. Bonnet era in mare, su d’un canotto, con il suo secondo e due neri. Il secondo venne ucciso, i due neri rimasero feriti e Bonnet fu fatto prigioniero e condotto a Charleston per essere giudicato. La corte lo condannò a morte mediante impiccagione, malgrado invocasse d’aver salva la vita. Il giorno dell’esecuzione perse i sensi, giunse sul luogo dov’era stata eretta la forca in condizioni pietose, a tal punto che la folla si commosse ed implorò per lui la grazia. Il governatore, dopo aver titubato a lungo, rifiutò. E Bonnet, come tanti altri pirati prima di lui, penzolò dalla forca. Il suo ex socio, Barbanera, venne eliminato qualche settimana dopo. Su rischiesta di un lettore affezionato, voglio precisare che non sempre i pirati usarono il classico vessillo del teschio con due tibie incrociate. In realtà il sinistro “Jolly Roger”, come veniva chiamato, si diffuse soltanto nei primi anni del 1700, dopo il Trattato di Utrecht, quando gli avventurieri del mare non ebbero più modo di mettersi al servizio di qualche nazione. Combattendo contro tutte le bandiere, scelsero come insegna il teschio. Alcuni, anzi, adottarono come simbolo uno scheletro intero.