>>>Bazar n.9 del 3 marzo 2016

MESSAGGI DI RISPOSTA

Appendono la bandiera della Pace, ma...

Spesso nelle sale di attesa per visite mediche su appuntamento, specialmente le appartenenti al gentil sesso, depongono la borsetta su una sedia e cappotto su altra sedia... Occupando così tre sedie per una sola persona... Perché? Rif. 7156.
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Non capisco perchè non lo chiedi direttamente tu alle interessate e cerchi risposte qui dove, su questo tema, nessuno può sapere nulla. Rif. 7162.
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Non so... Forse lo fanno solo per non avere altre persone sedute vicine. Rif. 7180.

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Appendono la bandiera della Pace, ma...

Appunto... Gli altri che si siedano per terra, poi queste donne sono spesso use ad appendere lenzuola con la scritta «Pace», ma in realtà non sanno manco cosa vuol dire... Rif. 7201.
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A Trento c’è un ottimo servizio Sky che risolve i problemi

Da questa mia lettera all’Associazione Tutela Consumatori potete apprendere la mia odissea con un rimborso di Euro 453,54 che Sky Tv mi deve dal 5 novembre 2015. 22 settembre 2015.
Accortomi che pur essendo abbonato Sky da 16 anni pagavo di più che gli ultimi arrivati, disdicevo l’abbonamento con regolare raccomandata Ar. Purtroppo avevo pagato anticipato Euro 814,80 per periodo da 01/09/2015 a 31/08/16, Euro 68,00 al mese. Da quel momento ricevo decine di telefonate ed email con proposte sempre migliorative finché il giorno prima della scadenza definitiva, ossia 30 ottobre 2015, accetto di rinnovare l’abbonamento ad Euro 17,40 al mese, seppur senza sport e calcio. 05/11/2015. Ricevo fattura con nota di accredito di Euro 679,00. 05/12/2015. Ricevo fattura per il nuovo abbonamento di Euro 225,46, sempre con pagamento anticipato malgrado avessi chiesto espressamente al momento del rinnovo a Euro 17,40 di pagare mensilmente. Sky quindi mi deve ancora 453,54. In effetti, operando con correttezza avrebbe dovuto ridarmi 679,0 euro con valuta 5 novembre 2015 e fatturare dal 5 dicembre euro 17,40 al mese. Ho sollecitato già molte volte la liquidazione del mio credito, sia telefonicamente (a pagamento) che per scritto con risposte sempre diverse, da operatori ora italiani ora albanesi, che hanno promesso l’invio dell’assegno in pochi giorni, in una settimana ecc.
Ma la goccia definitiva è stata la telefonata giuntami alle ore 9,15 di giovedì 19 febbraio 2016 da un’operatrice non italiana che diceva testualmente: la sua pratica ha avuto esito positivo (!!) e le sarà inviato l’assegno circolare entro 40 (quaranta) giorni. Quindi, non avendo peraltro nessuna comunicazione ufficiale in merito, forse dovrei ricevere l’assegno il 30 marzo 2016, ossia dopo quasi 5 mesi dall’emissione della nota di accredito. Salvo future telefonate per posticipare ulteriormente la scadenza. Ora, non per la cifra del rimborso, ma per il comportamento indegno, dilatorio ed inaccettabile di questa azienda, come già detto, ritengo opportuno ed indispensabile rendervi partecipi presupponendo, fra l’altro, che il mio non sia un caso isolato.

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A Trento c’è un ottimo servizio Sky che risolve i problemi

La piattaforma Sky è molto famosa per l’assiduità del chiedere soldi. È molto utile trattenere tutte le copie dei pagamenti. Inoltre, a Trento c’è un ottimo servizio di assistenza consumatori, che risolve ottimamente tanti problemi e inconvenienti tecnici. Rif. 7204.
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Il sistema italiano non funziona da almeno 50 anni

Oh, questi vitalizi a nastro.. La Eva Klotz dei fraialtliken (o come cavolo si scrive) se ne va in pensione con una liquidazione di 936mila Euro e una lauta pensione mensile; la pasionaria del Tirolo, altro che chi zappa la terra... Rif. 7183
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Il sistema italiano non funziona da almeno 50 anni

Non serve scrivere le solite notizie anche perché non cambia NULLA... Il sistema ITALIANO non funziona da 50 anni e sentiamo sempre le solite notizie; sinceramente a questo punto mi sono rotto... Ma Viva l’Italia! Rif. 7211.
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Ho dei bellissimi ricordi del Bondone

Dunque, da quarant’anni si parla di una funivia Trento Bondone. Bela idea, ma no ghe soldi... I ha sempre dit. E adesso? I trova 27 milioni diconsi 27 milioni per nar a Povo! Che fra montar e smontar te fai prima a nar a pè. Ma ne tolè per i coioni? Rif. 6658.
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Già, il cosiddetto grande impianto, se ne parla da 100 anni, avrebbe fatto, e farebbe, del Bondone una montagna decisamente più appetibile. A maggior ragione oggi, con realtà come il Muse a tiro di schioppo. Ma invece, inspiegabilmente, il nostro illuminato Sindaco ha pensato di impiegare i fondi europei per alleviare le pene degli studenti che devono, udite udite, arrivare a Povo! Da non credere... Pensando che parliamo di milioni di euro. D’altro canto, se pensiamo che il Bondone si è meritato un Bertoli, uno che è riuscito a demolire l’unica cosa che non andava demolita, ossia la doppia del Palon! Ora ti tocca arrivare in cima, con un impianto stralento, esposto, per un pezzo di pista del pit, spesso piena di sassi. In compenso non ha mai demolito la partenza dei gabbioni a Vaneze... Il genio ha poi rifatto (con i nostri soldi!) il Fortino e le Rocce Rosse con tratta unica, con il risultato che è spesso ferma per il vento e impraticabile per i meno dotati, vista la difficoltà del tratto Rocce Rosse, poco innevato e ghiacciato. E il campo scuola? C’era uno skilift in un bellissimo posto appartato e soleggiato, adatto ai bambini e ai principianti, con un bar a servizio delle famiglie, con il ponte per raggiungere le piste. L’hanno demolito! Uno qualsiasi non avrebbe fatto tante puttanate in un colpo solo. E complimenti a chi ha permesso questo, perché diciamola tutta, forse la disgrazia finale del Bondone è di essere sotto il comune di Trento. Rif. 7171
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Bertoli, che sembrava inizialmente il salvatore del Bondone, si è rivelato per quello che era: una nullità. Ma che ha fatto, come tu puntualmente sottolinei, tanti danni. Guardiamo però avanti. Malgrado gli incompetenti, gli improvvisati, gli speculatori da strapazzo, il Bondone resiste ancora per la buona volontà di tante valide persone. Mi resto en Bondòn. Rif. 7195.

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Si sono perse logica, buon senso, capacità di visione

Non è possibile liquidare così – in poche righe sentenzianti – la storia del Bondone. Fatta in primo luogo dalle teste, dalle anime, dallo spirito, da professionalità e mentalità, dalle scelte (imprenditoriali) e dai comportamenti di tanti: che da decenni non sanno far altro che lamentarsi (accapigliandosi in primis fra di loro come i poveri polli di Renzo), alimentare e sostenere guerricciole provinciali con miseri obiettivi a brevissimo termine. In Bondone, ma non solo, hanno perso logica, buon senso, capacità di visione (e traguardi): nonostante la valanga di soldi pubblici lassù arrivati coi patti territoriali ed altre svariate forme di contribuzione. In Bondone come nell’intero Trentino turistico... Rif. 7206.
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Incomprensibile collegare Povo anziché il Bondone

Chi scrive non liquida con sentenze il Bondone, ma evidenzia parte, dico «parte», delle disgrazie che lo hanno colpito. In effetti denuncia solo la incomprensibile, per molti, scelta di investire milioni di euro in un collegamento Trento-Povo anziché Trento-Bondone, di tutt’altra valenza e significato. Per affrontare il resto, invece, ci vorrebbe molto, ma molto tempo... Rif. 7207.
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Superare orticelli e pollai cari alla politica attuale...

Quel che io sostengo – non ad horas – è l’assoluta mancanza di VISIONE e PROGRAMMAZIONE: si procede a spot/annunci/progetti più o meno mirabolanti e poi si finisce appunto come nel caso, per litigare come i polli di Renzo. Meglio la funivia di Povo o quella del Bondone? Capisci sicuramente il profondo limite provinciale del tutto; quando invece Autonomia e risorse (sia pure in calo ma sempre notevoli) consentirebbero di ragionare con PENSIERI ALTI. Superando orticelli e pollai cari alla politica attuale... Rif. 7208.
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Ho dei bellissimi ricordi del Bondone

Trofeo Topolino 1965, ho dei bellissimi ricordi del Bondone, anche se noi poveri cittadini trovammo fenomeni che volavano e non... sciavano! Gustavo Thoeni, per esempio, che vinse alla grande, a 14 anni. Rif. 7209
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Una volta i maestri consideravano gli studenti «figli loro»: l’esempio di Alcide B.

Ho letto oggi la notizia di un insegnante elementare di Trento denunciata dai genitori di un bambino perché a quanto pare, durante la ricreazione, un bambino ha lanciato un sasso e rotto due denti a loro figlio: ma stiamo scherzando?! Ma si rendono conto di quello che fanno questi genitori?! Con tutta l’esperienza la buona volontà e l’attenzione che può metterci un insegnante non può riuscire a controllare e prevedere le azioni di tanti ragazzini scalmanati in un cortile. È del tutto impossibile che una persona possa osservare in contemporanea venti o trenta o più bambini e ragazzini ed impedirne le azioni, improvvise e assolutamente impreviste! Cosa dovrebbe fare un insegnante per tutelarsi al giorno d’oggi con genitori del genere in circolazione? Dovrebbe abolire le ricreazioni, legare i bambini alle sedie per impedire di farsi o fare del male ai compagni? dovrebbe girare armata? Non so se sono riuscita a far capire il concetto, ma davvero mi chiedo come si può accusare chi con infinita pazienza e dedizione svolge il proprio mestiere in mezzo a mille problemi e difficoltà, senza essere appoggiati dalle famiglie ma anzi sempre più spesso ostacolati? Io credo che per fare un lavoro così «pesante», importante e al giorno d’oggi diciamolo pure pericoloso, si dovrebbe guadagnare almeno il triplo ed avere delle assicurazioni super che coprano qualsiasi cosa perché qualsiasi cosa accada ai bambini la colpa viene scaricata sulla scuola e sugli insegnanti! È vergognoso! Non ci sono più i bambini di una volta... Forse perché non ci sono più i genitori di una volta! Rif. 7175.
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Quello che sta accadendo nelle scuole Italiane ben rispecchia lo sfascio della società in generale. Gli insegnanti non possono più fare gli insegnanti, così come qualsiasi datore di lavoro non può più disporre liberamente delle proprie risorse e dei propri investimenti a livello occupazionale. Rif. 7190.

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Una volta i maestri consideravano gli studenti «figli loro»: l’esempio di Alcide B.

No gentile signora, non ci sono più gli insegnanti di una volta... Il problema è solo quello e sa perché? Perché una volta gli insegnanti, a differenza di oggigiorno, non consideravano il loro compito solo un lavoro da svolgere entro una certa fascia oraria, senza reale empatia nei confronti dei problemi degli adolescenti. A differenza di una volta che i maestri e i professori consideravano «figli loro» i loro alunni. Ricordo che nel 1963 c’era il compianto maestro Alcide B. alle scuole elementari «Verdi» di Trento, dove attualmente c’è la facoltà di Sociologia. Chi ha avuto la fortuna di poter avere quel maestro lo ricorderà ancora come un vero padre anche nell’ambito della manifestazione della sua severità. Ha saputo creare un modello comportamentale educato nei suoi alunni. Quando suonava la campanella di fine lezioni, ci si alzava in silenzio, tutti assieme, si riponevano le sedie al loro posti infilate con il sedile sotto ai banchi, alzandole e non strisciandole. Ci si metteva a lato del proprio banco, in silenzio e si prendeva posizione per scendere le scale in silenzio a due a due in fila fino al piazzale, in maniera composta e senza schiamazzi, spintoni, sputi o parolacce come avviene oggi giorno. Ricordo un giorno che ci eravamo divisi in inverno in due squadre di circa dieci ragazzini e nel giocare a palle di neve nel piazzale della scuola, alcuni di noi presero dei pezzi di ghiaccio e iniziarono a lanciare ad altezza d’uomo dei micidiali proiettili di ghiaccio che se ci colpivano il viso, ci avrebbero potuto sfigurare! Il giorno dopo, il maestro Alcide B., che aveva assistito a tutta la scena, mentre era appena salito sull’autobus, appena entrato in classe e preso posto in cattedra disse: «Quelli di voi che sanno di dover venire qui, sono invitati ad uscire dai loro banchi e approssimarsi alla scrivania». In silenzio senza battere ciglio, tutti quelli che il giorno prima si erano prodigati a lanciare pezzi di ghiaccio, si sono alzati e si sono messi in fila, avvicinati alla scrivania. Il maestro Alcide B. inflisse una severa punizione. Ma nessuno di noi si sognò mai più di lanciare pezzi di ghiaccio in faccia ai compagni. Non disse nemmeno il perché di quella punizione, ognuno di noi ebbe sin dalle sue prime parole, la netta consapevolezza di quello che aveva commesso e che non avrebbe dovuto fare. Sono passati oltre cinquant’anni è vero, ma chi è stato suo alunno, oggi lo ricorda ancora con infinto amore come un vero padre... Orgoglioso di essere stato un suo alunno! Questi sono i veri maestri non quelli che si lamentano e non sanno gestire le situazioni. Rif. 7205.
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Quei buoni pasto usati impropriamente

Sono marito di una dipendente di un supermercato di Rovereto. Con l’orario che un/a dipendente deve fare il Sabato e la Domenica. Praticamente non può avere famiglia. Anche il marito e i figli sono costretti a stare a casa durante le Festività. Di sicuro io personalmente non vado a fare la spesa di domenica (visto che ci sono tanti supermercati aperti 7 giorni su 7) a Rovereto. Chiedo alla proprietà di ravvedersi e di riflettere oltre che concedere un alternanza ai dipendenti. Posso capire che il lavoro è sacro, ma anche la famiglia è importante. Un imprenditore trentino. Rif. 7096.
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Domenica, ore 9 del mattino. Sono dipendente di un noto supermercato e ho servito già alcune «anime in pena» che non sanno cosa fare sotto le lenzuola. Si vede nel loro viso che sono persone tristi con problemi. Vorrei tanto dare un consiglio a tutte queste brave persone che ci vengono sempre a trovare i festivi: che se non sanno dove andare ci sono posti molto più interessanti di un supermercato. Basta fare un giro di 360 gradi su se stessi e mettere un piede davanti all’altro. Rif. 7185.
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Più saune e meno centri commerciali
Domenica 14 febbraio, San Valentino, ore 10.30: nevica a Riscone di Brunico, nonostante tutto i 400 armadietti degli spogliatoi per la sauna Cron4 sono già tutti esauriti; dunque meglio sudare che andare al supermercato. Un passatempo più salutare? Forse. Più saune e meno centri commerciali. Rif. 7202.
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Quei buoni pasto usati impropriamente

La cassiera di un supermercato, qualche anno fa, mi raccontava che alcuni dipendenti pubblici facevano la spesa durante le ore di ufficio, ma per non farsi «sgamare» le chiedevano di pagare strisciando la tessera dei buoni pasto durante la pausa pranzo, all’uopo lasciandole la tessera... Tanto sarebbero ripassati il giorno dopo a fare la stessa cosa! Rif. 7203.
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Pensando ai nostri nonni l’accoglienza dovrebbe essere la priorità, ed invece...

Sulla questione delle dogane riaperte al Brennero, mi chiedo cosa facciano a Roma i nostri politici trentini; li abbiamo mandati giù ad amministrarci... Se al Brennero dovesse sorgere una mini-Lampedusa avremmo ladri in ogni angolo che per sopravivere ruberanno a volontà, Peggio di così... Prima gli zingari e ora extracomunitari bloccati alla frontiera... Rif. 7197.
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Pensando ai nostri nonni l’accoglienza dovrebbe essere la priorità, ed invece...

Sì alla fine a farne le spese sarà la regione Trentino Alto Adige. Gli austriaci sono diventati razzisti come gli australiani (non per niente la radice etimologica è la stessa) e gli ungheresi. E non voglio usare altre terminologie. Hanno dimenticato il loro e il nostro passato, le tragedie del Novecento. Quando vedo qualcuno esaltare l’Australia e lo sento dire che è meglio dell’Italia mi viene... mi viene... Meglio che non lo dico cosa mi viene. Dopo quello che hanno passato i nostri nonni, italiani e trentini, l’accoglienza dovrebbe essere la priorità, ed invece... Rif. 7210.
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NUOVI MESSAGGI

Una dipendente «lasciata andare» troppo in fretta

È vergognoso che in un supermercato fassano ci si lasci scappare una brava banconiera per colpa di una persona che non ha voglia di lavorare, ma crea malcontenti tra i colleghi. Tanti se ne sono andati per colpa sua e nessuno del direttivo ha mai osato prendere la situazione in mano. Per qualcuno è perché è amico intimo del Presidente ed è difeso a spada tratta davanti all’assemblea dei soci. Secondo me forse anche il Presidente non merita la sedia su cui siede. N.B.: E noi, dovremmo fare qualcosa, ma tutti insieme! Rif. 7212.
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La stampa che tormenta chi ha perso una persona cara

Certo che i morti, una volta sepolti, dovrebbero lasciarli riposare... Penso a certa stampa e a certe televisioni che non danno tregua a chi nella famiglia ha perso qualcuno di caro. Ad esempio, il caso di Yara è sui Tg quasi tutti i giorni. È deplorevole che la stampa continui a ripetere queste cose. Che vadano in Parlamento, piuttosto, e ci mettano al corrente di tutte le cose che gli onorevoli fanno senza avvisarci; non rompere le balle a chi ha perso una persona cara... Rif. 7213.
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Ugo Rossi non ha la tessera del Patt

Ugo Rossi, a capo della provincia e dell’Autonomia, non ha attualmente la tessera del Patt. E il presidente del partito, Walter Kaswalder, nemmeno gli impone di tesserarsi. Mah. Rif. 7217.
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Trento: dieci metri contromano per far benzina proprio lì

Riguardo ai contromano, vediamo di distinguere bene i casi: un discorso è un contromano in tangenziale, altra cosa è un contromano su una strada, tipo via Travai, dove fanno dieci metri di contromano per uscire dal distributore più economico, risparmiano qualche cent, per magari poi andare a sbattere. Potrebbero risparmiare di più ad esempio smettendo di buttare soldi nelle slot machine, o nelle sigarette, o nei biceroti... Rif. 7214.
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Ho parlato con un’operatrice robotica. O forse era nevrotica

Lunedì mattina, 29 febbraio, ho chiamato il numero verde 800900078 di Trenta S.p.a per chiedere con la massima cortesia, informazioni riguardanti i consumi dell’ultima bolletta. Dopo un’attesa di circa cinque minuti, mi ha risposto un’operatrice che non ho capito se era robotica o semplicemente nevrotica. Si rifiutava sin dalle prime battute iniziali di impostare un tentativo di dialogo che generalmente si instaura con la finalità di interagire, per soddisfare le richieste di un interlocutore, rifiutando di ascoltare la completezza delle mie domande. Sin da subito iniziava a rispondere meccanicamente a ruota libera come avesse imparato a memoria la particina, mascherando con una falsa calma, durante l’intercalare di mie specifiche richieste di chiarimento (in quanto non si comprendeva minimamente il significato di ciò che apparentemente tentava di spiegare), un’aria decisamente stizzita, deviando in continuazione dall’argomento che mi interessava, azzittendomi e dicendo che dovevo lasciarla arrivare fino in fondo a ciò che mi stava dicendo. Evitava in tal senso di offrimi delle risposte chiare e comprensibili, intercalando come una cantilena la frase: «Mi lasci terminare quello che sto dicendo» alludendo alla sua robotica spiegazione e quasi per volermi (assurdamente intimorire), replicava: «Guardi che se ha qualcosa da ridire questa telefonata è registrata ed io sto dialogando in termini amichevoli con lei, mentre lei mi sembra molto polemico!» Ho individuato come in molti altri casi in altri settori, che le persone fondamentalmente timide ed impacciate, hanno delle serie difficoltà a relazionarsi con armonia e con serenità d’animo. Preferiscono aggredire per difendersi da chissà quali loro limitatezze interiori! Suggerirei alla Trenta S.p.a, prima di adibire certe figure professionali ad un contatto esterno con il pubblico, di richiedere nei loro confronti una preventiva visita di carattere psicologico. Ne guadagnerebbe l’immagine dell’Azienda stessa ed il rapporto con il pubblico. Rif. 7220.
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Quel latte proveniente dall'estero secondo me non è vero latte

A proposito di quote latte: vorremmo rimanere tutti sani e belli, ma snobbiamo i buoni prodotti della nostra terra, andando spesso a cercare prodotti simili, che costino molto meno, senza pensare alle conseguenze. Ad esempio il latte che arriva dall'estero a metà prezzo del nostro, non è svenduto, ma non è vero latte. Inutile risparmiare qualche cent, se poi un domani, ti devi curare e spendere molti piu soldi di quelli risparmiati... Rif. 7219.
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Prima c’era l’orso. Oggi i giornalisti stravedono per i contromano

Con questi giornalisti pecoroni che ci ritroviamo stiamo vivendo anni di chiacchiere, che poi si dimenticano in fretta. Ad esempio, quando non si parlava altro che di orso: ne ho un ricordo asfissiante. Ora è finita e si è cominciato con i contromano. Lo scopo della giornata è scovare un minimo contromano per fare notizia; pazienza per quelli veri da tangenziale, ma adesso fanno articoli anche su chi va dritto o storto in garage... Invece che parlare di grandi verità o di scandali, distraggono la mente di lettori e ascoltatori puntando su quisquilie. Rif. 7221.
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In pericolo sulle strade se lo sguardo è sullo schermo del telefono

Educazione mancante ai pargoli che muniti già in tenera età di smartphone, transitano le vie cittadine praticamente a memoria, non staccando gli occhi dal cellulare, ma attraversando la strada senza manco osservare! Se giungono auto, poi la colpa ricade su chi ha fatto un esame di guida. I pargoli sono «protetti», ma un po’ di educazione ci vorrebbe, insegnata o con le buone maniere o all’occorrenza con le cattive... Rif. 7215.
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Meglio spendere un poco di più ma avere prodotti di qualità

Se si vuole un minimo di qualità bisogna spendere un pochino di più. Non ci sono santi. Altrimenti, si risparmia, è vero, ma la qualità va a farsi benedire. Pensiamo a certi prodotti alimentari che provengono dall’estero e costano quasi niente. Il problema è che poi ci si rimette in salute: l’adagio «poco ma buono» alla fine sarebbe il più conveniente da seguire. Altrimenti quanto risparmiato lo si deve spendere in farmacia... Rif. 7216.
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Quei controlli sulle stufe di casa che cambierebbero le cose

Se realmente l’Appa si mettesse a controllare le stufe private, dopo si respirerebbe aria pulita perché sarebbe costretta ad intervenire. Tanta gente si procura la legna del proprio bosco, ma altrettanta gente usa la legna derivante da alberi da frutto inzuppati di veleni; c’è chi poi brucia bancali, chi brucia legna dei mobili in disuso pieni di colle, e chi usa la stufa caldaia di casa per fare da inceneritore. In effetti, specie di buon mattino, si notano nei paesi delle fumate celesti e variopinte dai camini privati. Sarebbe ora di pulire l’aria locale invece che lagnarsi di altri inquinamenti, guardiamoci dentro casa, prima di parlar male degli altri... Rif. 7218.
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Perché la Tim non dice chiaramente la data di scadenza?!

Desidero segnalare all’associazione consumatori quella che secondo me assomiglia a un’ipotetica truffa, perpetrata da Tim. Esiste tra le varie convenzioni, un’opzione apparentemente molto vantaggiosa, denominata «Tim Italy per tutti», dove l’utente che usufruisce di questa offerta speciale, può utilizzare per quattro euro alla settimana 2500 minuti di conversazione verso tutti i numeri Tim e tutti i numeri fissi nazionali. Apparentemente nulla da ridire se non il fatto che alla scadenza dei sette giorni, pur rinnovandosi l’opzione automaticamente, rimane un periodo di scopertura di circa tre ore, laddove lo stesso contratto avvisa con paroline piccolissime: «che la compagnia rinnoverà l’opzione entro le quattro ore successive alla mezzanotte del giorno di scadenza dell’opzione stessa», quindi formalmente tutto apparirebbe nei termini contrattuali, rispettando pienamente la norma contrattuale. Di fatto succede invece che se un utente alla mezzanotte del giorno di scadenza, si trovasse a dover telefonare, non ricordandosi del suo giorno di scadenza settimanale, la ricarica viene completamente azzerata, in quanto nel lasso di tempo intercorrente tra la mezzanotte e l’avvenuta ricarica, l’utente telefona a tariffa normale ovvero tariffa piena! Ma fin qui, possiamo anche dare la colpa allo sprovveduto utente che non è attento alle clausole contrattuali... (fatte forse con un fine speculativo...)! L’ipotetica truffa scatta quando invece il cliente, pur sapendo di avere questa clausola capestro, non si ricorda il giorno esatto della scadenza settimanale. Pur correndo al riparo componendo il 119 per sentire tutte le opzioni in carico alla sua utenza, quando viene richiamata tale opzione, una voce guida aggiunge: «Tim Italy per tutti scadente il...», ma non viene detta la data. La frase si interrompe dopo: «scadente il...»! Così uno magari spera ancora di essere nei termini prefissati e continua ad usare normalmente! il suo cellulare! Risultato finale quindi: Ricarica completamente esaurita a fine telefonata, con tariffa d’utilizzo piena! Una vera indecenza tacitamente permessa dagli organi di vigilanza dei consumatori! Rif. 7222.
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